Simbolo e anagogia

Simbolo e simbolo anagogico.

Da uno scritto di Pietro Negri nel gruppo di Hur.

I simboli sono dotati di una virtù anagogica. Naturalmente, non tutti i simboli sono dotati di tale virtù. Per estensione, invero, si dà talora il nome di�simboli a delle semplici sigle o caratteri, aventi, unicamente o�quasi, solo valore di rappresentazione. Così, i simboli della�matematica e della chimica non posseggono, almeno come tali, simile�virtù anagogica; ed è possibile, in questi campi, attribuire uno�stesso senso a simboli ben diversi; per esempio, l’operazione della�moltiplicazione algebrica la si può indifferentemente indicare col�simbolo usuale della croce e con quello del punto”.

La distinzione tra un simbolo anagogico ed uno che non lo è va fatta�in base al contesto nel quale il simbolo si trova. La distinzione può�non essere sicura quando il contesto è ambiguo. Se io trovo ad es. una�serie di simboli alchimistici non accompagnati da nessuna spiegazione,�è piuttosto difficile decidere se l’autore volesse indicare una�semplice operazione chimica o una operazione di alchimia interiore.�Ma, se come avviene per la Porta Ermetica di Roma, i simboli sono ad�es. accompagnati da una serie di aforismi di evidente contenuto�esoterico, non possono esserci dubbi sull’uso anagogico dei simboli�stessi. I simboli hanno sempre una funzione rappresentativa (“stare in�luogo di”). I simboli comuni hanno però solo un valore descrittivo,�non accompagnato da un intento magico: ad es. una carta topografica�descrive simbolicamente e in scala il territorio in essa�rappresentato. I simboli anagogici hanno invece un valore magico, cioè�rappresentano ciò che magicamente si vuole ottenere. I simboli�matematici, come del resto tutti gli altri, hanno un valore anagogico�o meno, a seconda del contesto. Un triangolo è un simbolo comune in un�problema di geometria, ma può assumere valore anagogico se è stato�disegnato per propiziare ad es. la conoscenza di un certo piano�iperfisico. In genere un simbolo, anche comune, non viene mai�introdotto casualmente, ma ha sempre, nella mente di chi lo introduce,�una qualche relazione con ciò che si intende rappresentare. Si possono�tuttavia distinguere simboli più universali (signaturae rerum), che�cioè sono associati con facilità dalla maggioranza delle persone a�ciò che vogliono rappresentare e simboli più personali, che cioè sono�associati a ciò che rappresentano nella mente di chi li propone o di�chi appartiene al medesimo ambiente culturale, ma che agli altri�appaiono per lo più convenzionali. Si può indicare lo stesso obiettivo�magico anche con due o più simboli anagogici, ad es. un mantra�sanscrito ed un’iscrizione runica possono benissimo avere il medesimo�obiettivo magico.

Hermes ed il Cristo

Hermes ed il Cristo

La meditazione che Sedir ha riservato alla 25 settimana, cioè alla settimana corrente, traduce in termini religiosi una esigenza particolare dell’esoterismo e ci fornisce anche il come detta esigenza debba concretizzarsi. Parlo della esigenza di trasferire su questa terra ciò che l’iniziato ha appreso nelle altre dimensioni. Io ho voluto richiamare Hermes per questa funzione, Hermes, il messaggero degli Dei ovvero colui che trasferisce quì in terra, fra noi mortali, ciò che é la regola del cosmo, ciò che le religioni rivelate indicano come volontà divina.

Nella 25 meditazione Sedir richiama, come al solito, il vangelo di San Giovanni e fa dire a Cristo: “è il padre, DI CUI IO SONO L’INVIATO, che mi ha comandato di parlare e che mi ha PRESCRITTO ciò che dovevo dire (Giovanni XII, 49)”.

Quì la differenza tra le religioni, e in particolare quella cristiana, e il resto degli Ordini Esoterici. Hermes è un simbolo, è l’iniziato stesso che prima percorre la strada della conoscenza e, una volta acquisita la conoscenza agisce in questo mondo. Il Cristo, per la religione cristiana è il figlio di Dio, cioè espressione della sostanza divina, che si incarna per poter trasmettere la volontà ad uomini che non possono conoscere direttamente in quanto non sono fatti con la stessa sostanza di Dio, ma possono udire ciò che la divinità manda loro a dire mediante un suo figlio incarnato.

L’Iniziato non vuole solo ascoltare, vuole conoscere. Percorre la via che lo porta a conoscere le regole del cosmo ovvero la sostanza divina. Dopo aver conosciuto dette regole, come Hermes, trasporta su questa terra, in questa dimensione, la sostanza delle stesse.

La differenza tra l’Iniziato ed il Cristo risulta evidente. Entrambi realizzano quella realizzazione discendente di cui ho scritto recentemente nel mio blog “Specchio” del quale riporto alcune espressioni relative alla differenza tra il metodo religioso ed il metodo usato dagli Ordini Esoterici diversi dalle religioni.

Esaminiamo in che modo può verificarsi la realizzazione discendente.

È opportuno constatare una profonda differenza tra chi prima di percorrere il cammino discendente deve percorrere tutto il cammino ascendente e chi viene inviato dalla divinità, e quindi compie solo il cammino discendente, con il bagaglio conferitogli dalla divinità stessa e necessario per governare l’umanità impartendo a quest’ultima le norme di vita idonee allo scopo. Le religioni ti dicono o dovrebbero dirti e gli Ordini Iniziatici ti pongono o dovrebbero porti nella condizione di conoscere come realizzare lOrdine del Cosmo, l’Ordine Assoluto. Sa come ottenere la REALIZZAZIONE. Per le religioni la realizzazione discendente, come si é detto, è suggerita da colui che, illuminato dalla divinità, è inviato su questa terra per dettare, attraverso i ministri del culto, le regole atte a raggiungere la realizzazione. L’Iniziato sa che l’esigenza di realizzazione non è altro che il ritorno dell’uomo, manifestazione, alla purezza che era in lui, o meglio negli elementi che lo hanno composto, quando gli stessi erano emanazione. L’Iniziato sa che la manifestazione deve concorrere, insieme alla emanazione, alla realizzazione di un progetto che non é suo e che chiama Divino. Il percorso discendente indispensabile per ottenere che ciò che è in terra collabori alla realizzazione del progetto divino, alcuni Ordini Esoterici lo hanno esplicitato nel loro rituale, non importa se fin dalla loro creazione o successivamente. Un esempio lo si ha in ciò che in Massoneria il primo sorvegliante pronuncia, rispondendo alla domanda del Maestro Venerabile: “a che scopo ci riuniamo”, e cioè pronunciando la frase: “per scavare oscure e profonde prigioni al vizio e lavorare al bene ed al progresso dell’umanità”. In detta frase sono compendiati i due momenti che caratterizzano il percorso iniziatico; scavare oscure e profonde prigioni al vizio, la fase ascendente; lavorare al bene ed al progresso dell’umanità, la fase discendente. Entrambe le fasi sono indispensabili per l’Iniziato, bisogna solo impegnarsi per realizzarle.

In pratica avviene spesso nelle religioni che i Ministri che dovrebbero essere gli interpreti delle norme esplicitate dall’Illuminato inviato sulla terra dalla divinità, non essendo loro stessi illuminati, nell’adoperare il potere che deriva loro dall’essere ritenuti i soli interpreti della volontà divina, approfittano di questo potere per loro stessi o per la loro organizzazione, arrecando grave danno all’umanità. Gli Iniziati da Ordini Esoterici diversi dalle religioni sanno, perchè lo hanno appreso lungo la via iniziatica, che per ottenere la realizzazione devono concorrere tutti gli esseri e non solo loro stessi e da quì la necessità del percorso discendente.

Vi è un diverso modo di trasferire sulla terra le regole del cosmo. Le religioni rivelate, quelle in cui i loro ministri debbono interpretare la volontà divina, trasferiscono quì sulla terra le regole del cosmo sia con la parola che con le opere. Gli iniziati solo con le opere, fornendo all’umanità l’esempio di come agire. In altre occasioni si é parlato dell’abitudine di alcuni Ordini Esoterici diversi dalle religioni di agire come Ordine per condizionare o meglio nella vana pretesa di condizionare l’ordine politico o l’ordine sociale. Abbiamo già detto e non vogliamo ripeterci che questi Ordini sbagliano e percorrono la via dell’autodistruzione. Solo l’iniziato deve intervenire, con la sua opera e con il suo esempio. La stessa cosa possiamo dire per le religioni rivelate se intervengono come istituzione e non come singoli.

La meditazione che stiamo esaminando, lo dice espressamente. “Noi potremo dare una maggiore vitalità ai nostri convincimenti solo per mezzo delle azioni. UN BUON ESEMPIO È IL MIGLIORE DEI SERMONI E LA PREGHIERA PIÙ PERFETTA”. Diamo retta a Sedir.

Erudizione e cultura

Mi viene spesso alla mente la differenza che passa tra erudizione e cultura. Ho infatti l’impressione, leggendo alcune osservazioni ai rituali esoterici e per lo più massonici, che le critiche che si fanno agli stessi e di conseguenza a chi attinge ad essi, siano frutto di erudizione e non di cultura. Mi spiego o cerco di spiegarmi. Non vi è dubbio che il trinomio, in genere ritenuto massonico e posto sul trono del Maestro Venerabile e che richiama la libertà, la uguaglianza e la fratellanza non sia originale ovvero non fosse previsto nei rituali massonici tradizionali. Ma dal considerarlo non tradizionale al dire che dal punto di vista iniziatico non vuol dire nulla ne corre e forse la differenza é dovuta alla distinzione che vi é tra erudizione e cultura. Gastone Ventura che può essere considerato come qualcuno che ha cercato di percorrere la via iniziatica, se ha attribuito al trinomio il valore che ha attribuito nel suo libro i Riti Massonici di Misraim e Memphis, lo ha fatto adoperando, nell’esaminare tale trinomio, la sua vasta cultura. Non voglio richiamare me stesso affermando di aver attribuito al Trinomio il significato che Ventura aveva scritto in proposito, comunque lo riporto:

“Libertà, Uguaglianza e Fratellanza possono essere considerati fra i simboli che se pur da soli hanno un loro significato, e quindi un significato parziale, nel loro insieme assumono un significato completo. La libertà, da sola è ciò che raggiunge l’uomo dopo essersi liberato dai condizionamenti rappresentati dalle passioni, dai sentimenti, dalla ricerca del proprio vantaggio. Liberarsi dai condizionamenti al fine di raggiungere la Libertà non significa però reprimere le passioni o i sentimenti, significa solo non farsi condizionare da questi percorrendo la via iniziatica. Uguaglianza. È lo stato in cui si trovano tutti gli uomini dopo essersi liberati dai condizionamenti. In latino si potrebbe dire essere tabula rasa. Se non vogIiamo scomodare i latini ma vogliamo prendere esempi più vicini a noi possiamo considerare ciò che voleva significare Joshua ben Joseph, Gesù, quando, in una sua parabola esortava i pargoli a raggiungerlo. Non ci si può avvicinare alla divinità se non prima si torna fanciulli, gli unici esseri ancora non corrotti dalle esigenze, dai sentimenti e dai bisogni. E l’uomo ridiventato fanciullo è uguale a qualsiasi altro uomo. Fratellanza, infine, è l’elemento coagulatore, l’enzima necessario affinchè gli uomini entrino a far parte tutti insieme dell’ordine universale, dopo aver  subito le trasformazioni ed aver raggiunto la libertà e l’uguaglianza. Ogni elemento del trinomio ha il suo significato, ed insieme, i tre elementi, ci consentono di raggiungere l’armonia”.

La mia spiegazione del trinomio forse non é perfettamente corrispondente a quella data da Gastone Ventura ma credo che, dal punto di vista iniziatico, si assomiglino. Del resto sia Ventura che, perdonate l’immodestia, io stesso, abbiamo spiegato il trinomio ricorrendo alla cultura, vastissima di Ventura e modestissima la mia, e non alla semplice erudizione.

È vero che i rituali, ormai, non sono più affidabili ma un conto é riferire di errori di traduzione, come può considerarsi la “tegolatura” mal tradotta da chi intendeva menzionare l’atto della indagine che doverosamente deve compiersi nel confronti del bussante, o come può considerarsi ciò che è riportato nel detto attribuito a Joshua che è più facile che un “cammello” passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno del cieli, dove è stato tradotto “cammello” il termine che doveva esser tradotto “gomena”, altro conto é dire che il trinomio libertà, uguaglianza, tolleranza, non ha alcuna valenza iniziatica. La valenza iniziatica, a mio sommesso avviso, prescinde dal contenuto del rituale di questo o quell’altro Ordine Iniziatico e deve attribuirsi a quegli elementi a cui puó darsi il valore attinto dalla conoscenza iniziatica e quindi assoluta. Per ottenere questo risultato non credo debba scomodarsi l’erudizione e tantomeno la cultura, è sufficiente aver percorso e con profitto la via iniziatica.

Questa precisazione mi porta a considerare anche un altro elemento di ciò che ho scritto ed a rispondere alla critica della mia affermazione. La frase che io ho adoperato e che esprime una facoltà non attribuita, sempre da me, alla sola Massoneria ma a molti Ordini Iniziatici, é quella alquanto contestata che il lavoro iniziatico tende ad edificare templi alla virtù, scavare oscure e profonde prigioni al vizio e lavorare al bene ed al progresso dell’umanità. Anche questa frase, per chi da importanza alla semplice erudizione, non appartiene alla tradizione degli Ordini Iniziatici. Non appartenere alla tradizione, a mio avviso, non significa però non avere alcuna valenza iniziatica. Non vi è dubbio che, almeno in teoria, chi percorre interamente o in parte la via iniziatica possa accontentarsi del miglioramento spirituale ottenuto, del raggiunto risveglio ma è anche evidente che chi ha ottenuto il risveglio e quindi ben conosce le leggi che regolano il cosmo, non può fare a meno di intervenire a beneficio dell’umanità. Bisogna però considerare che intervenire a beneficio dell’umanità non significa solo occuparsi di politica. Si può essere “beneficenti” in tante altre maniera, nel lavoro, in casa, alla scuola, nello sport ecc. Non vi é dubbio che se si porta avanti la propria attività tenendo presenti le regole di morale assoluta e non relativa, apprese nella via che ha condotto al risveglio, non ci si limita a far spuntare il martedì dopo il lunedì ma si incide sull’andamento iniziatico di coloro che si curano, pur non insegnando in quanto non si può, a coloro che lo seguono, come percorrere la via iniziatica come percorrere la via verso il risveglio.

Del resto io nell’articolo a cui si fa riferimento, ho precisato che l’intervento a favore dell’umanità deve essere un intervento da iniziati e non da profani.

Spero tanto che questa riflessione faccia considerare la frase menzionata ed inserita nei rituali massonici, come una frase esplicativa di una certa attività iniziatica. Attività iniziatica da ricavare non per applicazione operativa di simboli contenuti in rituali manomessi, ma dalla cultura esercitata tramite un cervello dedicato a portare a compimento il progetto spirituale.

Famiglia

Credo che il Massone, l’iniziato, non dovrebbe porsi il problema di cosa sia la famiglia e quale sia la forma migliore di famiglia. Ciò che può scaturire da queste problematiche non può che essere un’opinione e come tale è  o può essere diversa dalle altre anche se ugualmente rispettabile, a meno che, una volta attuata, non comporti pericolo per la società in cui si vive. E, nel caso specifico, bisognerebbe prima sapere bene cosa è il pericolo. Lasciamo che siano gli esperti ad esaminare il problema da questo punto di vista, lasciamo che siano coloro che hanno studiato, per professione, le materie atte a risolvere tale problema. Dobbiamo solo sperare che questi professionisti non siano influenzati, o peggio condizionati, dalle idee politiche, religiose o sociali che vogliono o debbono per loro interesse difendere ad ogni costo. Questi ultimi però non possiamo chiamarli professionisti ma solo vigliacchi,  ingannatori, approfittatori. Gli iniziati hanno il dovere di esaminare la questione da iniziati da uomini che hanno conosciuto o sono vicini alla conoscenza, vicini cioè alle regole universali, alle regole assolute. Dal punto di vista iniziatico la famiglia non esiste. La famiglia è solo una esigenza della società che gli abitanti di questa terra, di questa dimensione, hanno voluto formare. La legge universale non fà differenza tra uomo o donna ovvero tra elemento maschile ed elemento femminile. Questa differenza è relativa a questa o ad altre dimensioni, non all’ordine dell’universo infinito. La continuità della emanazione è un fatto divino, spirituale, non umano. L’uomo ritiene di avere l’esigenza di curare la continuazione della specie che, giova ripeterlo, è una specie umana, una specie relativa a questa dimensione, non una specie universale. Nell’universo, nel cosmo non esiste una specie ma solo una emanazione che contiene tutti gli elementi dell’ente emanante, compreso l’elemento maschile o attivo e l’elemento femminile o passivo. Ed allora? Perchè queste discussioni che sembra abbiano il solo scopo di dividere? La ragione, purtroppo, è sempre la stessa. La dimensione attuale, la dimensione terrena, ha le sue necessità scaturenti dall’utilizzo parziale delle caratteristiche dell’emanazione divina. Soffermarsi sul perchè di questo utilizzo parziale ci porterebbe fuori tema e quindi non ci soffermiamo. Gli strumenti per affrontare queste necessità sono le regole, le norme, che pur dovendo derivare dalla realtà esoterica, spesso vengono manipolate per adattarle alle esigenze di chi ha avuto il potere di servirsene e pertanto, se lo si riteneva necessario, sono state sancite in modo difforme alle regole universali. Questa forzatura è stata fatta dalle religioni rivelate per varie esigenze sempre relative alla diffusione o al mantenimento del loro potere. E ciò è avvenuto anche per il problema che stiamo esaminando. Certo il mantenimento o la diffusione del potere, in genere, per motivi che i sociologi ci sanno ben spiegare, avviene manipolando materie che dividono in quanto così facendo si è certi di poter imporre il proprio punto di vista e quindi mostrare o dimostrare di essere i più forti. Se esaminiamo bene, anche solo storicamente, chi ha avuto questo potere quì da noi non possiamo fare a meno di indicare la gerarchia cattolica. E questa gerarchia, fino a qualche secolo fà imponeva il proprio punto di vista privando i “laici” cioè gli inferiori rispetto ai religiosi (come ha rilevato Paolo Lucarelli in un suo scritto non più tanto recente), del libero arbitrio e cioè della libertà (o segui me o ti metto al rogo) adesso invece, per il tema specifico, ricorre al ricatto. Se non accetti la famiglia così come la vedo io, ti privo di tutte le conquiste relative alla successione, alla previdenza, alla continuazione del rapporto giuridico, che il mondo moderno ha saputo attuare specie per difendere i più deboli. Chi non si rende conto infatti che le problematiche che fa sorgere la scelta “religiosa”, i ricchi hanno tanti modi per risolverle mentre i poveri no. Vedremmo quindi, negare valore alla famiglia di fatto, conviventi lasciare la casa, specie se popolare, o vedersi aumentare il canone, eredi del proprio convivente pagare la tassa di successione come se fosse un estraneo, il convivente di un ammalato non poter prendere alcuna decisione e non poter disporre, in caso di malattia terminale degli organi della persona cara, il convivente privato della pensione di reversibilità e delle varie provvidenze sociali conquistate a fatica e col proprio sangue, ecc. Vedremo ancora bambini morire di fame in africa o nelle favelas anzichè essere adottati da coppie omosessuali (il disagio dei bambini in questo stato, in genere dipende dalla pessima educazione ricevuta a casa, dalla famiglia, dei propri compagni). Non voglio dilungarmi ancora. Credo di aver espresso il mio punto di vista sociale e la realtà esoterica, spesso disattesa o non conosciuta.

ANIMA DEL MONDO E SPIRITO UNIVERSALE

Nel giornale della mia citta, in una rubrica dedicata alla spiritualità, un religioso, riportando il pensiero di San Domenico che esortava al colloquio con Dio, cioè con la Divinità e non con la Sua espressione terrena, ha, forse artatamente, adoperato indifferentemente l’espressione Gesù e l’espressione Dio. Dico artatamente perché in Alchimia molti seguaci usano, anche loro indifferentemente l’espressione “anima del mondo” e l’espressione “”spirito universale” che, a mio parere possono essere accostate alle espressioni Dio e Gesù. Da credente, anche se non aderente ad alcuna religione, ho colto nell’uso delle espressioni adoperate sia dai cattolici che dagli alchimisti, una perfetta corrispondenza. Per spiegare ciò debbo, in qualche modo, rifarmi al lavoro alchemico che si svolge in due fasi nelle quali uno degli ingredienti che bisogna adoperare per la perfetta riuscita dell’opera lo si trova molto vicino all’uomo, anzi si può dire che ne fa parte. Ebbene la prima operazione, dopo aver collocato nel matraccio tutti gli elementi umani, tende, attraverso la distillazione, ad eliminare le scorie che si sono accumulate nelle parti del corpo durante la vita terrena. Per ottenere tale risultato occorre l’intervento di un ulteriore elemento da introdurre nel matraccio e che, come si è detto, si trova molto vicino all’uomo anzi si può dire che ne fa parte. Ebbene, a mio avviso questo ulteriore elemento è l’anima del mondo. Ottenuto, attraverso la prima distillazione, questo primo risultato, l’opera deve continuare. Le componenti umane, libere dai condizionamenti terreni, verranno distillate ulteriormente aggiungendo nel matraccio lo spirito universale che si trova sempre molto vicino all’uomo, come se ne facesse parte. Questa seconda distillazione produce, come risultato, la scomparsa delle componenti umane e l’anima del mondo e lo spirito universale, possono, insieme, penetrare nel cosmo e conoscere le sue leggi, le sue regole. Alla fine dell’opera alchemica, quindi, l’anima del mondo e lo spirito universale si fondono insieme così come si fondono insieme il Padre ed il Figlio se l’uomo, nella vita terrena opera seguendo i precetti dettati dalla sua religione. L’uso indifferente dei due termini, a mio avviso, identifica la parte finale dell’opera, cioè ciò che si vuole ottenere, il resto riguarda i mezzi.