Erudizione e cultura

Mi viene spesso alla mente la differenza che passa tra erudizione e cultura. Ho infatti l’impressione, leggendo alcune osservazioni ai rituali esoterici e per lo più massonici, che le critiche che si fanno agli stessi e di conseguenza a chi attinge ad essi, siano frutto di erudizione e non di cultura. Mi spiego o cerco di spiegarmi. Non vi è dubbio che il trinomio, in genere ritenuto massonico e posto sul trono del Maestro Venerabile e che richiama la libertà, la uguaglianza e la fratellanza non sia originale ovvero non fosse previsto nei rituali massonici tradizionali. Ma dal considerarlo non tradizionale al dire che dal punto di vista iniziatico non vuol dire nulla ne corre e forse la differenza é dovuta alla distinzione che vi é tra erudizione e cultura. Gastone Ventura che può essere considerato come qualcuno che ha cercato di percorrere la via iniziatica, se ha attribuito al trinomio il valore che ha attribuito nel suo libro i Riti Massonici di Misraim e Memphis, lo ha fatto adoperando, nell’esaminare tale trinomio, la sua vasta cultura. Non voglio richiamare me stesso affermando di aver attribuito al Trinomio il significato che Ventura aveva scritto in proposito, comunque lo riporto:

“Libertà, Uguaglianza e Fratellanza possono essere considerati fra i simboli che se pur da soli hanno un loro significato, e quindi un significato parziale, nel loro insieme assumono un significato completo. La libertà, da sola è ciò che raggiunge l’uomo dopo essersi liberato dai condizionamenti rappresentati dalle passioni, dai sentimenti, dalla ricerca del proprio vantaggio. Liberarsi dai condizionamenti al fine di raggiungere la Libertà non significa però reprimere le passioni o i sentimenti, significa solo non farsi condizionare da questi percorrendo la via iniziatica. Uguaglianza. È lo stato in cui si trovano tutti gli uomini dopo essersi liberati dai condizionamenti. In latino si potrebbe dire essere tabula rasa. Se non vogIiamo scomodare i latini ma vogliamo prendere esempi più vicini a noi possiamo considerare ciò che voleva significare Joshua ben Joseph, Gesù, quando, in una sua parabola esortava i pargoli a raggiungerlo. Non ci si può avvicinare alla divinità se non prima si torna fanciulli, gli unici esseri ancora non corrotti dalle esigenze, dai sentimenti e dai bisogni. E l’uomo ridiventato fanciullo è uguale a qualsiasi altro uomo. Fratellanza, infine, è l’elemento coagulatore, l’enzima necessario affinchè gli uomini entrino a far parte tutti insieme dell’ordine universale, dopo aver  subito le trasformazioni ed aver raggiunto la libertà e l’uguaglianza. Ogni elemento del trinomio ha il suo significato, ed insieme, i tre elementi, ci consentono di raggiungere l’armonia”.

La mia spiegazione del trinomio forse non é perfettamente corrispondente a quella data da Gastone Ventura ma credo che, dal punto di vista iniziatico, si assomiglino. Del resto sia Ventura che, perdonate l’immodestia, io stesso, abbiamo spiegato il trinomio ricorrendo alla cultura, vastissima di Ventura e modestissima la mia, e non alla semplice erudizione.

È vero che i rituali, ormai, non sono più affidabili ma un conto é riferire di errori di traduzione, come può considerarsi la “tegolatura” mal tradotta da chi intendeva menzionare l’atto della indagine che doverosamente deve compiersi nel confronti del bussante, o come può considerarsi ciò che è riportato nel detto attribuito a Joshua che è più facile che un “cammello” passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno del cieli, dove è stato tradotto “cammello” il termine che doveva esser tradotto “gomena”, altro conto é dire che il trinomio libertà, uguaglianza, tolleranza, non ha alcuna valenza iniziatica. La valenza iniziatica, a mio sommesso avviso, prescinde dal contenuto del rituale di questo o quell’altro Ordine Iniziatico e deve attribuirsi a quegli elementi a cui puó darsi il valore attinto dalla conoscenza iniziatica e quindi assoluta. Per ottenere questo risultato non credo debba scomodarsi l’erudizione e tantomeno la cultura, è sufficiente aver percorso e con profitto la via iniziatica.

Questa precisazione mi porta a considerare anche un altro elemento di ciò che ho scritto ed a rispondere alla critica della mia affermazione. La frase che io ho adoperato e che esprime una facoltà non attribuita, sempre da me, alla sola Massoneria ma a molti Ordini Iniziatici, é quella alquanto contestata che il lavoro iniziatico tende ad edificare templi alla virtù, scavare oscure e profonde prigioni al vizio e lavorare al bene ed al progresso dell’umanità. Anche questa frase, per chi da importanza alla semplice erudizione, non appartiene alla tradizione degli Ordini Iniziatici. Non appartenere alla tradizione, a mio avviso, non significa però non avere alcuna valenza iniziatica. Non vi è dubbio che, almeno in teoria, chi percorre interamente o in parte la via iniziatica possa accontentarsi del miglioramento spirituale ottenuto, del raggiunto risveglio ma è anche evidente che chi ha ottenuto il risveglio e quindi ben conosce le leggi che regolano il cosmo, non può fare a meno di intervenire a beneficio dell’umanità. Bisogna però considerare che intervenire a beneficio dell’umanità non significa solo occuparsi di politica. Si può essere “beneficenti” in tante altre maniera, nel lavoro, in casa, alla scuola, nello sport ecc. Non vi é dubbio che se si porta avanti la propria attività tenendo presenti le regole di morale assoluta e non relativa, apprese nella via che ha condotto al risveglio, non ci si limita a far spuntare il martedì dopo il lunedì ma si incide sull’andamento iniziatico di coloro che si curano, pur non insegnando in quanto non si può, a coloro che lo seguono, come percorrere la via iniziatica come percorrere la via verso il risveglio.

Del resto io nell’articolo a cui si fa riferimento, ho precisato che l’intervento a favore dell’umanità deve essere un intervento da iniziati e non da profani.

Spero tanto che questa riflessione faccia considerare la frase menzionata ed inserita nei rituali massonici, come una frase esplicativa di una certa attività iniziatica. Attività iniziatica da ricavare non per applicazione operativa di simboli contenuti in rituali manomessi, ma dalla cultura esercitata tramite un cervello dedicato a portare a compimento il progetto spirituale.

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