Tagliare il ramo su cui si é seduti.


Ho tratto il titolo che accompagna queste riflessioni dal blog dell’Accademia di Ravenna Bric- a – brac, curata da Maurizio Nicosia.  Il titolo ed il contenuto dell’articolo del blog si riferiscono all’arte, intesa anche come certa risorsa della nostra società per un progresso veritiero e duraturo. Arte come affinamento della sensibilità e, per i meno sensibili a questi argomenti, arte come risorsa economica della nostra civiltà. 

Tagliare il ramo su cui si è seduti è certamente uno dei più significativi aspetti del danno che gli uomini si arrecano con il loro comportamento, ma non é l’unico. Non credo di esagerare affermando che la metafora del taglio del ramo possa estendersi fino a comprendere tutto il danno che l’uomo produce al pianeta e che se non si pone rimedio, sempre che ancora vi sia, può determinare la scomparsa del mondo attuale o meglio la sua ribellione a questi continui soprusi e quindi il suo ripristino ad uno stato primitivo e naturale. 

Il taglio del ramo su cui si è seduti si riferisce però al danno che l’uomo produce all’ambiente, al luogo, inteso come pianeta in cui si vive. Questo taglio, di cui l’uomo può, per scarsa attenzione o per scarsa cultura, non rendersene conto, genera una fine immediata una fine determinata dal collasso delle sia pur abbondati risorse. Collasso che certamente avverrà ed avverrà all’improvviso. L’uomo si illude che il taglietto che sta provocando sia tale da non esser capace di provocare il collasso che lui stesso sa che dovrà avvenire. C’é tempo, intanto io mi godo il ramo su cui sto comodamente seduto. 

Insieme a questo strumento catastrofico ma ritenuto dagli sciocchi lontano nel tempo, l’uomo adopera un altro strumento, più subdolo; uno strumento che uccide poco per volta. Rende la vita su questo pianeta sempre più complicata; agisce come un veleno continuo il cui effetto non sarà solo la morte ma una vita che, in attesa di morte cruenta, sarà piena di dolori, di ansie, di frustrazioni. 

L’accademia di Ravenna, con il suo grido di allarme, ha evidenziato come l’uomo, pur avendo a disposizione l’antidoto, continua imperterrito nell’opera di avvelenamento di se stesso e del resto del genere umano. 

La cultura non è solo nozionismo. È sapere unito alla capacità di utilizzare la propria conoscenza per mettere insieme le tessere di quel mosaico che, completato, ci consente di regolare la vita nostra e di coloro che ci circondano, nella maniera che la natura ci suggerisce e con le modifiche e gli adattamenti che alla natura non nuocciono. La cultura ci consente di esaminare e quindi scegliere ciò che è utile al genere umano che ci circonda, e non solo ciò che è utile a noi o al ristretto gruppo di coloro che sono vicini a noi. La cultura ci consente di scegliere e di adoperare gli strumenti che non nuocciono all’armonia del cosmo perchè ci dice che l’armonia del nostro pianeta dipende dall’armonia del cosmo. 

In natura e dando ascolto al detto di Hermes che ciò che é in basso é come ciò che è in alto, le scelte umane debbono condurre all’armonia, alla stessa armonia che domina tutto il cosmo e che agli uomini è dato di intravvedere guardando con occhio giusto l’opera di un pittore, di uno scultore, di un musicista, di un architetto, di un artista, di un vero artista, di un individuo che ha già dentro di sé, che fa parte della sua stessa essenza, il concetto di armonia. 

Proprio oggi si é concluso a Verona il congresso della famiglia. Ho cercato di seguirlo ma debbo confessare che il suo svolgimento e l’enfasi adoperata da entrambe le parti in causa e dai mass media che lo hanno esaltato non si sa per quale ragione, o si sa e da fastidio a pochi, ha fatto sorgere in me la perplessità di chi si rende conto di come il veleno inculcato negli esseri umani fin dal loro apparire su questa terra, stia dando i suoi logici e conseguenziali frutti. Due parti che si combattono, che si lottano fra di loro, difficilmente hanno ragione. Chi ha ragione non combatte, sa come fare. La ragione é figlia della cultura di cui abbiamo parlato. Entrambi le parti sono vittime inconsapevoli della non cultura. Sono vittime inconsapevoli gli uni di coloro che hanno voluto una società fondata sulla forza, sull’inganno del più debole, e nel più debole deve necessariamente includersi la donna. Gli altri scontano una ribellione dei più deboli, necessaria ma confusionaria, mal condotta o condotta solo nell’interesse della ideologia della parte in causa. Entrambe le parti si lottano per affermare loro principi, loro ideali, alcuni sostenuti dai molti conservatori, e non della politica ma dei privilegi, altri sostenuti da chi vuole più che altro lottare i conservatori non curandosi di affermare ciò che in natura vi é già e che solo l’uomo non se ne accorge o finge di non accorgesene. Entrambe le parti, come del resto tutte le parti che oggi si combattono, non tendono ad affermare la ragione naturale, la ragione sostenuta dalla cultura ma solo ed esclusivamente il loro piccolo interesse. 

Ci sono diverse vie che portano alla conoscenza dell’assoluto e quindi all’adattamento intelligente di tale conoscenza alla società creata non per il maggior comodo dell’uomo ma  per perfezionare il progetto che investe tutto il cosmo. Alcune via sono particolarmente difficili da seguire, altre sono molto più percorribili. Una delle vie percorribili è la cultura che da solo e se diffusa può condurre tutta l’umanità e non solo pochi privilegiate ad apprezzare l’armonia. Adoperiamoci per raggiungere questo risultato. Se lo si saprà conseguire si salverà il mondo. 

Annunci

XIII SETTIMANA

Debbo rimediare ad un mio errore. Giorni or sono ho pubblicato le mie riflessioni su una meditazione di Sedir relativa alla XVI settimana sul presupposto che quella attuale sia proprio la XVI settimana dell’anno. Ho sbagliato, quella attuale é la XIII settimana, ho sbagliato e chiedo scusa. Ma niente avviene per caso e, per consolarmi, dico che questo mio errore é dovuto a qualcosa che per adesso sfugge ai più.

La XIII meditazione di Sedir ha un titolo breve ma intenso: CRISTO. Prudenza mi consiglierebbe di non affrontare questo discorso specie in questo paese dove una maggioranza cattolico cristiana non ama che si discuta sui dogmi illustrati dai sacerdoti di quella religione e non ama che si discuta sulla figura del Cristo che, per molti è materialmente il figlio di Dio mandato sulla terra per redimere gli uomini. Non voglio seguire ciò che consiglia la prudenza. Anzi, desidero approfittare di questa meditazione per porre in evidenza ancora una volta che le religioni derivano dall’esoterismo e quindi ciò che in molte maniere e secondo la sensibilità e la cultura dei capi religiosi si è sempre detto, può ben ricondursi all’esoterismo. Quest’ultimo quindi non è separato dalle religioni, non divide ma, al contrario, unisce. Che poi gli uomini addetti sia alle religioni che ad Ordini Esoterici diversi dalle religioni portino avanti un discorso che anzichè unire separa, è ben altra cosa legata, a mio parere, solo alla ignoranza o peggio alla mala fede dei preposti a questi Ordini. 

Questa lunga premessa la ritengo doverosa. Mio auspicio è che vengano scacciati e definitivamente i  Mercanti sia dai Templi religiosi che dai Templi dei restanti Ordini Esoterici, nella certezza che, portato a buon fine questo compito, ciò che diranno coloro che rimaranno  nei Templi, non dividerà, non porterà lotte o separazioni, ma unirà. La verità é una sola e sia le religioni che i restanti Ordini Esoterico la offrono agli uomini, con sistemi e criteri diversi ma sempre e solo quell’unica verità. 

Il Cristo, figlio di Dio, lo ha ben definito il mio Maestro Giacomo Tallone in uno scritto in cui ha raffigurato la croce. Lo ha definito parlando del crocefisso e consentitemi di riportare le sue parole. 

Siamo così arrivati a vedere l’uomo sulla croce, come simbolo eterno del rinnovellarsi della vita. La croce non è il simbolo del martirio e della morte, ma quello del sacrificio e della vita. Ecco, l’uomo sale sulla croce, apre le sue braccia; egli è centro dello spazio; è in mezzo ai punti cardinali e così vive: non potrebbe vivere al di fuori dei punti cardinali. E’ salito sulla croce di sua propria volontà perché solo inserendosi nei punti cardinali poteva vivere. Ci è salito spontaneamente, liberamente, si è fatto spazio nello spazio, fisico nel fisico, uomo nell’umanità: ha acquistato la sua personalità, la diversificazione tra sé e gli altri. Egli aveva la libertà di non ascendere la croce ma allora non avrebbe avuto vita, non avrebbe potuto dire: “Io”. Così libertà e necessità lo hanno portato a chiudersi nella croce. Ma ecco egli piega il capo e rosseggia il centro della croce: nessuno è morto, nessuno è scomparso. Dal rosso del centro sorge la vita che non ha cessato affatto di esistere; e la vita risale la croce. Così il ciclo si chiude, così la vita si rinnovella. E quello che a noi sembrò simbolo di morte, se lo abbiamo compreso, diventa simbolo di vita,  di vita individuale e collettiva, di vita perenne.Vita delle molecole del corpo, della pianta, dell’animale e dell’uomo, della terra, del sole e della nebulosa. Vita universale, senza la quale Dio non sarebbe potuto essere Dio.

Non vi è dubbio quindi che sotto il profilo esoterico la figura del Cristo é importante in quanto è il simbolo di ciò che dalla terra conduce al cielo. 

Sul piano anagogico, a mio avviso, l’uomo che si immola sulla croce, compie tutte le operazioni che devono compiersi per perfezionare il cammino che dalla terra porta al cielo; che dalla dimensione umana conduce alla dimensione spirituale.

Cosa avviene? l’uomo, spontaneamente, sale sulla croce. Si pone al centro dell’elemento verticale e dell’elemento orizzontale. Ha già mortificato e continua a mortificare il proprio fisico. Il segno della mortificazione è proprio quel sangue che rosseggia sul suo capo o sul suo costato. In buona sostanza l’uomo,  dopo  aver abbandonato i condizionamenti fisici raggiunge la conoscenza. 

Non voglio quì disquisire sulla effettiva natura del Cristo. Che sia considerato figlio di Dio o un simbolo, poco importa. Interessante é che non divida. 

La meditazione di Sedir oggi esaminata sembra asserire proprio questo. Ma su un altro aspetto della stessa meditazione desidero richiamare l’attenzione. 

Dice Sedir: “Credere che il Cristo sia il Figlio unico di Dio incarnato è un dono. Ma nessuno é pronto a ricevere questa luce, se prima non giunge ad una certa tappa del proprio viaggio nell’Esistenza……Dio puó essere ricevuto dal momento in cui, dopo adeguata spoliazione, impoveriti e purificati, fatta piazza pulita della materialità, si lascia posto all’Eternità”.  

Sentire la divinità quindi può accadere sia emulando la vita del Cristo, sia operando iniziaticamente. Entrambe le attività conducono alla purezza. Qual’è quindi la differenza? La religione ti dice come vivere e te lo dice tramite altri soggetti; l’esoterismo ti indica la strada che ti conduce lì dove si apprende come vivere. La religione però non toglie l’ansia, la esorcizza; la conoscenza diretta toglie l’ansia. La religione ti induce a vivere in una certa maniera questa vita, l’intervallo cioé fra la nascita e la morte, promettendoti una ricompensa nella vita eterna, dopo la morte. La conoscenza esoterica non ti promette alcuna ricompensa dopo la morte ma ti mostra come vivere e come affrontare le varie vicissitudini in questo mondo, prima della morte. Le religioni si rifanno a chi ha conosciuto l’assoluto, gli Ordini Iniziatici diversi dalle religioni ti consentono di conoscere personalmente. Non vi sarebbe alcuna differenza se fossimo sicuri che coloro che interpretano il pensiero ed il comportamento di chi ha conosciuto ci trasferissero tale pensiero, tale comportamento, senza aggiungere o togliere  nulla. Purtroppo però sappiamo che non é così e quindi se si vuol conoscere la verità assoluta l’unica via che rimane è quella di operare negli Ordini Esoterici diversi dalle religioni. 

La Pace del Cuore

Quella in corso è la XVIma settimana dell’anno. Mi piace di tanto in tanto citare e commentare le meditazioni scritte da Sedir. Ho avuto modo di dire che Sedir (Yves Le Loup), ha scritto un libro, recentemente ripubblicato, a cura e con la traduzione di Antares, contenente 52 meditazioni, una per ogni settimana dell’anno. Per la sedicesima settimana Sedir, alla sua meditazione, ha dato il titolo “La Pace del Cuore”.

Come ho già detto, ma giova ripeterlo, lo stesso Sedir, prima di sviluppare la meditazione, cita un versetto dei Vangeli. Per questa meditazione il versetto è tratto dal vangelo di Giovanni, in particolare è il versetto che si identifica con Giovanni XIV, 27. Esso recita: “vi lascio la Pace, vi faccio dono della Mia Pace”.

Una nota in calce alla meditazione richiama poi il 42mo canto dell’Uomo di Desiderio di Luis Claude de Saint Martin.

La citazione biblica, in testa alla meditazione, è dello stesso Sedir (una citazione biblica accompagna tutte le 52 meditazioni), mentre la nota è del curatore e traduttore Antares.

Ripeto che in questa, come in tutte le altre meditazioni, siamo in presenza di un magico incontro tra esoterismo e religione, naturale per Sedir e sottolineato dalla sagacia del curatore. Dico naturale per Sedir in quanto lo stesso da puro religioso, non condizionato cioè da presunte necessità di conferme o di espansione della religione che professa, nella sua, direi anzi nelle sue meditazioni, si rivolge ai fedeli, a coloro cioè che in questa terra hanno bisogno di essere guidati dall’autorità altrui nel loro agire quotidiano. Si rivolge ai fedeli nella consapevolezza però che le norme terrene che lui suggerisce, derivano dalle norme cosmiche, dalle norme assolute.

In maniera più esplicita tale accostamento lo evidenzia Antares con la nota che richiama al canto di Saint Martin in cui lo stesso concetto espresso dal Vangelo di Giovanni è reso più comprensibile sia ai profani che, e a maggior ragione, a coloro che intendono percorrere la via Iniziatica.

Se ben ricordo il versetto di Giovanni è recitato, durante la messa cattolica, dal prete officiante; anzi il prete, dopo aver recitato il versetto di Giovanni, ordina ai fedeli presenti in chiesa di scambiarsi un segno di pace. 

Il versetto di Giovanni è molto significativo, in esso infatti si dice “Vi faccio il Dono della Mia Pace”. Ciò significa che, oltre alla pace terrena, vi è anche una Pace Divina, per il non religioso vi è una pace esoterica, diversa dalla pace che può raggiungersi in questa dimensione. 

Esaminiamo adesso ciò che ci dice a proposito Sedir. L’uomo, se vuole la pace, deve cessare di lottare. La lotta è il contrario della pace. L’uomo che vuole la pace deve ricercare l’ARMONIA. Per ottenere l’armonia l’uomo deve PERDONARE. Sedir si lascia andare poi ad una spiegazione del perdono che a mio avviso ha dei limiti; limiti imposti dal voler, necessariamente, far rientrare il “perdono” nelle attività umane, ovvero nelle attività che per il loro svolgimento richiedono una attività contraria e nociva all’uomo ed ai suoi sentimenti o bisogni. Sedir presuppone che vi siano delle attività contrarie ai sentimenti o bisogni umani, e per evitare tali attività occorre agire ridimensionando il proprio comportamento, bisogna agire esercitando la modestia, l’umiltà e soprattutto lasciare agli altri ciò che  non è strettamente necessario per soddisfare il proprio bisogno. Questa spiegazione, a mio parere, ha un limite. La modestia, l’umiltà, il donare agli altri, possono richiedere un sacrificio in quanto vanno contro la natura umana, in quanto vengono imposte come attività utili per ottenere la pace. Esse in questo caso condizionano il nostro agire. Si ubbidisce ad un comando, ma solo per ottenere una pace che, in questo caso, possiamo definire artificiale. Sentiamo questi sentimenti quasi contrari al nostro interesse, anche se utili per la concordia sociale.

Nella prima parte della sua meditazione Sedir, quasi timidamente, ci fa intuire come intendere questa ricerca. Egli ci dice che il perdono, la concordia, l’armonia possiamo trovarle attraendo verso il basso, cioè verso il nostro mondo, la forza che ha la sua dimora nelle eccelse profondità spirituali, e far diventare questa forza parte costitutiva del nostro essere. 

L’esortazione finale di Sedir, che possiamo considerare un pensiero seme, esprime molto bene i due concetti: Agire sempre senza guardare il proprio tornaconto.

 È affascinante constatare come Sedir riesca a conciliare in un’unica meditazione la fase essoterica e la fase esoterica dell’agire umano. 

Le norme che regolano l’attività umana, anche se adattate, per essere efficaci, per ripristinare l’ordine che l’uomo perde riempendosi di scorie, debbono sempre essere tratte dalle norme spirituali, assolute, valide per tutto il cosmo. 

Vediamo adesso cosa ci dice  Luis Claude de Saint Martin nel 42mo canto dell’Uomo di Desiderio richiamato da Le Loup.

Nel canto la responsabilità delle azioni che possono portare alla “non pace” è attribuita alla stessa vittima della disarmonia anziché al suo avversario. Dice infatti Saint Martin: “Ahimè, se l’uomo non vigila sui desideri della sua anima, e sulla sua preghiera stessa, egli può ancora aumentare la sua sventura, perchè i desideri dell’uomo sono potenti e la loro forza può fare ottenere”. 

Per vigilare sui suoi desideri De Saint Martin suggerisce all’uomo di ricorrere alla preghiera, che è il sale della scienza e trasforma tutte le sventure in delizie. La preghiera è figlia dell’amore; bisogna amare per pregare ed essere sublimi e virtuosi per amare. 

Esorta poi a fare ciò che in Massoneria é scritto nei rituali: prendete il mazzuolo e lo scalpello, spezzatevi tutto ciò che vi è di spigoloso, levigatelo come un bel marmo dell’oriente.  Incidetevi in lettere immortali: “Spavento e tremore davanti alla Giustizia del Signore”. 

Questa incisione sarà di monito per chi passa e legge, che agirà sempre con rispetto e timore della divinità. 

L’incisione raffigura il lavoro che l’Iniziato deve compiere nei confronti della umanità dopo aver appreso come si leviga la pietra grezza attraverso l’attività iniziatica che De Saint Martin identifica, per ovvie ragioni, nella preghiera. 

Unificare – Perché

Diversi anni or sono io ed altri responsabili di Ordini Martinisti, ci siamo riuniti a Padova per cercare di realizzare quello che allora io consideravo un primo passo verso la unificazione dei vari Ordini Martinisti. Si parlava infatti, in quell’occasione, di federazione e non di unione. Il progetto fallì. Non credo opportuno cercare le colpe o le responsabilità di quel fallimento, non sarei obiettivo e quindi preferisco astenermi e assumermi anch’io la mia parte di responsabilità di quel fallimento. Quelle giornate, le giornate del convegno, sono state peró molto preziose per me. Allora, in linea con quanto auspicato nel mio intervento, che desidero riportare, ho rinforzato in me la convinzione dell’inutilità di qualsiasi federazione fra i diversi gruppi dello stesso Ordine Esoterico. Solo una unione può eliminare gli inconvenienti di una frammentazione. Da allora ho lavorato per ottenere questa unione. So che incontrerò mille difficoltà ma ho potuto constatare che non è impossibile basta cominciare e credo di essere sulla buona strada.

So che il mio intervento di allora è stato riportato in altre riviste ma mi fa piacere ripeterlo in questo mio blog e riportarlo nei vari gruppi esoterici, anche non Martinisti, a cui mi onoro di appartenere, dato che ciò che io ho detto in quel convegno di Martinisti avrei potuto dirlo in un altro convegno organizzato da un qualsiasi altro Ordine Esoterico.

Ecco il mio intervento di allora.

Mie care Sorelle e miei cari Fratelli, consentitemi intanto di esprimere la mia gioia per essere quì, in mezzo a quelle Sorelle ed a quei Fratelli Martinisti, che intendono valorizzare del Martinismo, ciò che unisce. Andiamo a noi. Nel 1946, in un suo libretto, il Martinismo e la sua essenza, Gorel Porciatti riportava il pensiero del Sovrano Generale dell’Ordine Martinista di quel tempo, tendente al raggiungimento di una federazione di tutti i Riti, nessuno escluso, che, sempre secondo il Sovrano Generale, “realizzerebbe in un tripudio di cuori un sogno cui sino ad oggi si sono opposti quei residui metallici che purtroppo furono deposti solo apparentemente ma che in effetti permangono”.

Altro, molto autorevole invito ad un riavvicinamento sostanziale, pur riferentesi ad un Ordine Esoterico particolare che è la Chiesa Cattolica, ci viene dal suo massimo esponente, dall’attuale Papa Francesco, il quale in una udienza generale di qualche tempo fà ebbe a dire che: “la divisione fra i cristiani è uno dei peccati più gravi, perchè è opera del diavolo”. Dando il giusto significato esoterico alle due forti enunciazioni possiamo ben dire che ciò che è in alto unisce mentre ciò che è in basso, spesso divide.

Il “diavolo” del Papa sono i “residui metallici” richiamati dal Sovrano Generale dell’Ordine Martinista del 1946. Sono solo quelli che provocano le nostre tante divisioni.

Esaminiamo attentamente il problema. Non vi è dubbio che tutti gli Ordini Esoterici, fra i quali le varie religioni rivelate, compresa quella cattolica, tendano ad un unico fine: la conoscenza delle norme assolute; la conoscenza dell’ordine universale; la vera penetrazione dell’essenza di ciò che costituisce la parte immortale di noi tutti uomini. Sappiamo però che ogni Ordine Esoterico si serve di strumenti particolari per raggiungere lo scopo che ho enunciato. Pertanto dato per scontato lo stesso fine, non vi è dubbio che gli strumenti operativi dei quali si serve ciascun Ordine Esoterico, siano diversi. E non sono diversi solo rispetto al tempo ed al luogo nei quali si adoperano ma sono diversi anche in rapporto allo stesso tempo ed allo stesso luogo. Evidentemente, in questo caso, ha particolare valore e rilievo la diversa cultura, la diversa educazione, che è insita in ogni essere che appartiene allo stesso luogo nella stessa era. Ciò però può giustificare i vari Ordini Esoterici, ma è molto difficile che giustifichi le “diversità” nello stesso Ordine Esoterico. Ed il Martinismo è un Ordine Esoterico, diverso dalla Massoneria, diverso dalle varie religioni, diverso dall’alchimia. Come tale dovrebbe avere i suoi strumenti peculiari necessari per raggiungere quel medesimo fine a cui aspirano tutti i vari Ordini Esoterici. Essendo unici gli strumenti operativi non si capisce il perchè di tante divisioni.  A meno che non si considerino tali divisioni come il frutto perverso di quei “residui metallici” di cui ho detto all’inizio. Noi tutti ci affanniamo a giustificare l’esistenza dei vari Ordini Martinisti che rappresentiamo, cercando di ammantare questi con il crisma della “tradizionalità” o almeno con una certa discendenza da ciò che è o si ritiene tradizionale. Ma, a prescindere dal valore che riusciamo ad attribuire alla tradizione, siamo certi che le differenti discendenze, alcune definite anche improbabili, determinino e giustifichino il proliferare di tanti, anzi tantissimi Ordini Martinisti? Miei cari Fratelli, non voglio sminuire la bontà di ciò che è tradizionale, e quì si potrebbe innestare un discorso relativo alla validità ed alla completezza dei vari rituali, discorso che non è opportuno fare in questa sede ma che sarebbe opportuno affrontare, desidera solo domandarvi e domandare a me stesso: gli Ordini Martinisti che tutti noi rappresentiamo, hanno tutti i loro peculiari strumenti operativi? e detti strumenti, se ci sono, sono tutti validi per raggiungere quello scopo che l’Ordine Martinista, insieme a tutti gli altri Ordini Esoterici, vuole raggiungere? Ecco questa è una vera differenziazione e questa già c’è e deve esserci fra i diversi Ordini Esoterici. Ma è giusto che questa differenziazione esista in un unico Ordine Esoterico, dato che il Martinismo è un unico Ordine Esoterico? Si parla, nel Martinismo, di via cardiaca, di via teurgica, si evidenziano differenze più o meno importanti nella composizione dei templi, nell’arredamento dei templi e delle persone; pur evidenziando le parti in comune, si sottolineano differenze tra i vari rituali di cui i vari Ordini Martinisti si servono. Ma tutto ciò è frutto di una vera necessità o solo del tintinnare di quei metalli che non riusciamo a lasciare fuori dai templi? È facile constatare che la maggior parte degli “scismi” o della nascita di nuovi Ordini Martinisti, si verifica in occasione dell’abbandono (in genere per morte) di colui che ha retto l’Ordine fino a quel momento e dal disaccordo o peggio dalle liti fra i SII che hanno effettuato l’apertura del testamento del GM passato o, in mancanza di tale testamento, che non sono stati capaci di unirsi in un unico Ordine. A volte queste scissioni sono dei veri e propri scismi determinati da un diverso modo di interpretare l’operatività dell’Ordine o lo stesso atto costitutivo. Ricordo a me stesso due differenze fondamentali; la prima: via teurgica o via cardiaca – questa differenza potrebbe essere importante se non si considerasse che il Martinismo, come ogni altro Ordine Esoterico, ha bisogno, in tempi diversi, di entrambe le vie per raggiungere quel comune risultato – oppure il ruolo delle donne nel Martinismo: possono esser dati alle donne i poteri iniziatici? Non voglio affrontare questi argomenti; mi piacerebbe ma mi rendo conto che non è la sede opportuna e quindi li enuncio e basta. Continuando il discorso relativo alle scissioni è da constatare però che spesso le scissioni non sono basate su presunte differenze iniziatiche che, solo se non si è capaci di guardare verso l’alto, possono dar luogo a degli scismi, spesso le stesse sono determinate solo ed esclusivamente dalla…..presunzione di essere migliore degli altri e di saper fare meglio.

In questo momento noi tutti ci troviamo quì riuniti per tentare di avvicinare tra di loro i vari Ordini Martinisti o almeno quelli che noi rappresentiamo. Io cerco, più che posso, di guardare in alto, di guardare lì dove non esistono differenze, dove non esistono elementi che possano dividere. Esprimo quindi la mia opinione cercando di attenermi a questo principio. Guardando in alto, una federazione dovrebbe senz’altro esistere fra i vari Ordini Esoterici. Il Martinismo, la Massoneria, le religioni rivelate, tutti questi Ordini che mirano a raggiungere le stesso obiettivo, pur usando strumenti operativi diversi, dovrebbero confederarsi. Se così fosse molte delle attuali vicissitudini che possiamo far rientrare nelle guerre di religione fra i vari Ordini Religiosi, e che tante vittime producono, scomparirebbero. Come anche scomparirebbero le rivalità fra i vari Ordini Esoterici  che, sebbene ormai non mietano vittime, sono sempre ricettacolo di meschine prese di posizione o di anelito di distruzione scaturenti solo ed esclusivamente dalla incapacità di distogliere lo sguardo da quei metalli che tanto ci attirano e ci legano a questo mondo. Il Martinismo invece, sempre a mio parere, dovrebbe diventare un unico Ordine in quanto unici sono gli strumenti operativi che si adoperano per raggiungere quei risultati cui ho accennato all’inizio. Mi rendo conto però che quest’obiettivo è, almeno per adesso, solo un sogno. Mi rendo conto che il lavoro, ben iniziato con questo incontro, è ancora lungo. Non dispero però. Vi sono infatti due considerazioni da fare, la prima: l’uomo formatosi nel Martinismo può dare un contributo molto efficace a quelle che sono le storture della società attuale. Può influire sull’attuale ordine sociale sia a livello politico che a livello religioso e può esercitare la sua influenza dopo aver conosciuto, attraverso il Martinismo, le leggi del macrocosmo. Ma se si vuole influire in maniera incisiva, se si vuole che l’intervento del Martinista, dell’uomo formatosi seguendo i dettami del Martinismo, sia veramente efficace, a mio avviso occorre una vera unione di tutti gli Ordini che oggi rappresentano il Martinismo. Ed allora ben venga la Federazione che questo meeting auspica. Ciò significherebbe il superamento delle differenze o di diverse differenze fondamentali che travaglia l’Ordine nelle sue varie espressioni. Seconda considerazione. Il Martinista oggi, dopo essersi formato, deve pensare soprattutto alla società in cui svolge la propria attività e deve influire su di essa il più possibile con quei principi che solo il Martinismo può trasmettergli. La sua azione non deve essere volta a disquisire sulle diversità esistenti tra i vari Ordini Martinisti, deve concentrarsi sulla realizzazione del supremo bene dell’umanità. La Federazione da noi auspicata e della quale oggi stesso possiamo tracciare le linee guida, è utile a questo scopo ed inoltre, con gli strumenti consultivi che prevede, è un notevole passo per giungere, attraverso una libera discussione e l’auspicabile coinvolgimento di altri Ordini Martinisti, alla effettiva riunificazione di ciò che hanno voluto uomini come Swedemborg, De Pasqually, come L.C. de Sammartin, come Willermoz.  

(Antonio Urzì Brancati)

Gioia e dolore

Gioia e dolore. Le due cose sono collegate. Il Pavimento del Tempio di un certo Ordine Esoterico è a scacchi. Vi è il bianco e vi è il nero. Senza il bianco non si può conoscere il nero e viceversa. Ebbene il dolore è l’opposto della gioia. Esiste in quanto esiste la gioia. Si sente dolore in quanto prima la stessa persona, lo stesso evento, ha procurato gioia. Quando l’evento si trasforma o quando la persona si allontana, temporaneamente o definitivamente, poichè prima ha procurato gioia, oggi procura dolore.  Non è un fatto legato alla crescita o alla maturità, è un fatto comune alla maggior parte degli esseri umani. Il bambino, il giovincello prova gioia o dolore per fatti di minor conto, gli adulti per fatti da loro ritenuti più importanti. Del resto difficilmente accade che persone diverse provino lo stesso sentimento per la stessa situazione o per la stessa persona. I sentimenti di gioia o di dolore esistono in questa dimensione, nella dimensione umana, terrena. Sono procurati dai sensi fisici e sono frutto del modo in cui i nostri antenati e noi stessi abbiamo organizzato la vita terrena. Dico la vita terrena perché, come ho avuto modo di dire in altre occasioni, la vita sopravvive anche alla morte fisica, la vita è immortale. Ciò che noi chiamiamo vita è l’intervallo, breve, a volte brevissimo, fra la nascita e la morte. Mi capita spesso di dire che il contrario della morte non è la vita ma la nascita. È la nascita che ci colloca in questa dimensione non la vita. La vita c’era prima della nascita e ci sarà dopo la morte. Possiamo considerare la vita quella particella divina che c’è in tutte le componenti dell’universo e che, in occasione della nostra nascita, farà parte, ma solo temporaneamente, del nostro corpo per poi tornare al cosmo. Vi sono dei metodi idonei per prepararsi alla Vera vita, cioè all’immortalità. Non vi è dubbio, pero, che l’uomo di questa terra é legato a questa vita terrena, al dopo nascita che, per forza di cose, hai imparato a percorrere ed a regolamentare con i sensi a sua disposizione. Questi sensi, manovrati dal cervello, dalla intelligenza, forniscono quelle sensazioni, di gioia, di dolore, che ben si conoscono e che sono tanto utili in questa dimensione in quanto sono dei campanelli che possono indicare il limite da non oltrepassare, nel caso della gioia, o assumere la funzione di allarme nel caso del dolore. I metodi che ho menzionato, con pazienza, porteranno l’essere umano, non a non avere più le sensazioni che si conoscono, sarebbe pericoloso, ma a non farsi influenzare dalle stesse. È chiaro che, adoperando uno di quei metodi menzionati, ciò che ci si accinge a fare non piace alla propria mente, è lontano da ciò a cui si é abituati. L’organismo allora reagisce; tornano o si fanno sentire quelle sensazioni che,  condizionando l’essere umano, gli impediscono di raggiungere, in questa vita, in questo intervallo di tempo fra la nascita e la morte, la conoscenza dell’ordine cosmico, dell’ordine non terreno ma universale. Un’ovvia considerazione. Come ho detto prima la sensazione del dolore ê conseguenza della gioia provata precedentemente. Ebbene, quando la sensazione di dolore ci prende proviamo a pensare o a ricordare i momenti di gioia che, allora, ci sono stati dati e che oggi, non essendoci più, provocano dolore!

Dogma

Il dogma è, per definizione, una verità imposta. Se è una verità vuol dire che proviene dalla conoscenza delle regole assolute alla quale qualcuno è arrivato. Ed allora bisogna distinguere fra i diversi Ordini Iniziatici. La Massoneria, come tutti gli altri Ordini Iniziatici comprese le religioni, fornisce la conoscenza solo ai suoi adepti. Ma mentre gli Ordini Iniziatici diversi dalle religioni, o almeno dalla religione cattolica, iniziano una sola volta, la religione cattolica inizia due volte. Una prima volta impartisce il battesimo a tutti i fedeli, cioé li rende inconsapevolmente appartenenti ad una determinata associazione,  una seconda volta impartisce l’iniziazione al sacerdozio, conferisce l’Ordine Sacro, fornisce cioé gli strumenti per interpretare la conoscenza acquisita dall’ispiratore della religione stessa. Gli strumenti per interpretare la conoscenza li fornisce, o li dovrebbe fornire, solo ai sacerdoti agli iniziati due volte. Ai battezzati, ai fedeli, impartisce solo comandi che, a loro dire, sono tratti dalla conoscenza assoluta i cui unici interpreti sono solo i sacerdoti e quindi sono o vengono spacciate per verità assolute. Se vogliamo sottilizzare ancor di più possiamo dire che chiunque abbia conosciuto le leggi assolute impartisce verità assolute, ma i massoni non la impongono e quindi non creano dogmi. A ben guardare la differenza fra la verità del Massone e quella del gerarca cattolico è che quest’ultima spesso non riguarda le regole del cosmo ma le più banali e meschine regole che i cattolici credono di dover impartire a coloro che tengono nell’ignoranza, nella paura o nella superstizione, per conservare o aumentare il loro potere. I Massoni non hanno un potere da conservare o aumentare. Solo per conoscere le norme assolute e non per amore del potere o peggio del denaro, se hanno ben inteso la vera essenza della Massoneria, operano e forniscono ad altri gli strumenti per ben operare.

Luz – (Nucleo di consapevolezza)

L

Secondo la tradizione ebraica all’estremità del coccige è situato un piccolo ossicino a forma di mandorla (luz in ebraico) che non si decompone mai in quanto si nutre del pasto del Messia ovvero del pasto del Sabato sera

Il Luz potrebbe quindi identificarsi con il punto di unione di Castaneda, dove si riunisce la consapevolezza, ovvero con il nodulo mercuriale o nucleo di consapevolezza di Kremmez.

Ciò che, infatti, accomuna tali elementi è il momento  in cui tutti e tre si manifestano ed operano che è il momento in cui l’iniziato acquisisce la conoscenza assoluta. 

Il Luz, infatti, nutrendosi, per definizione, del pasto del Messia, presuppone l’avvento del Messia stesso ed è risaputo che il Messia, per il popolo ebraico deve ancora venire e, secondo una intepretazione mia personale, tale avvento non è un evento che interesserà le masse ma un evento che interesserà ciascun individuo, identificandosi con il momento in cui l’individuo stesso avrà acquisito la conoscenza assoluta. Sappiamo, infatti, che la differenza fondamentale tra le due principali religioni, cristianesimo ed ebraismo, consiste nel fatto che la prima ritiene che il Messia sia già giunto ed è il Gesù di Nazareth che possiede la verità in quanto figlio di Dio  e tale verità la trasmette a pochi iniziati i quali a loro volta la trasmetteranno alla classe sacerdotale. La verità e quindi la conoscenza, sarà in mano della classe sacerdotale la quale potrà dettare le regole del giusto vivere alla massa che nulla potrà eccepire in quanto a loro non è dato sapere. Per la religione ebraica il Messia deve ancora arrivare. L’uomo lo ricercherà nelle sacre scritture con lo strumento della cabbala. Quando lo avrà trovato saprà. 

Mentre il cattolicesimo possiede già la verità l’ebraismo è in continua ricerca della stessa. Questo, a mio avviso, è il motivo per cui la Massoneria, Istituzione dedita alla ricerca della verità, in gran parte dei suoi rituali e della sua operatività, si rifà alla tradizione ebraica e nella tradizione ebraica trova gli strumenti per la sua ricerca.

Il nodulo mercuriale è la scintilla che si stacca dall’assoluto e costituisce il nucleo del corpo solare ovvero del corpo che ha già raggiunto la consapevolezza come anche il punto di unione o nucleo di consapevolezza sono anch’essi relativi al raggiungimento della consapevolezza.

Il Luz e gli altri elementi menzionati, non si trovano nel corpo fisico; essi si trovano nel corpo sottile e non sono altro che la verifica della essenza divina di ciascun soggetto. 

Il Martinismo esprime tale consapevolezza, in particolare, nella pratica dell’Io sono Dio. Pratica la cui perfetta riuscita presuppone l’aver effettuato esattamente tutte le altre pratiche propedeutiche che lo stesso Martinismo ci indica in tutti e tre i gradi. 

2