Principi Esoterici

Quella che segue è una mia riflessione che ho riportata nel libro: “sul Sentiero Iniziatico”  scritto da me stesso e che si puó rivenire in questo stesso sito. La riporto in quanto, sebbene ciò che scrivo in questo sito sia il mio pensiero, credo che si possa leggere anche in forma più ordinata e organica nel libro menzionato. Chi ritiene utile conoscere la via che ci ostiniamo a percorrere aderendo a Ordini Iniziatici, riterrà utile anche questo “memento”.

L’esoterismo ha pochi, anzi pochissimi principi ed a quelli bisogna far riferimento se si vuole comprendere il punto di vista iniziatico. Esiste un Ente Emanante. Come emana e perché emana è detto in diversi libri; qui discuteremo se quest’Ente ha avuto un inizio o se è sempre esistito. In ogni caso non vi è dubbio che l’Ente Emanante emana e che, sia lui stesso che la sua emanazione, non sono visibili nella nostra dimensione. La sua emanazione diviene visibile con la manifestazione. Tale manifestazione non avviene solo in questa Terra ed in questa dimensione ma in tutti i mondi di questo universo infinito ed in tutte le dimensioni, anch’esse infinite. Un altro passo indietro. Dio è il nome che le religioni danno all’Ente Emanante, Grande Architetto dell’ Universo o un termine equivalente è il nome che viene dato all’Ente Emanante dagli altri Ordini Esoterici diversi dalle Religioni Rivelate.

Il presupposto è che sia le Religioni che la Massoneria come anche tutti gli altri Ordini che utilizzano strumenti atti a conoscere l’emanazione e in qualche maniera anche l’Ente Emanante, sono Ordini Esoterici i quali, dopo che i loro membri sono pervenuti alla conoscenza metafisica, la adattano alla dimensione in cui si svolge l’esistenza dell’involucro che accoglie temporaneamente l’emanazione. Da qui sorge la necessità di attribuire all’Ente Emanante un nome al quale viene dato il compito di occuparsi dell’organizzazione delle cose, materiali e non, di questa dimensione. Ed allora l’Ente Emanante da qualche religione viene chiamato Dio, dalla Massoneria GADU ma sia il Dio che il GADU non sono altro che l’espressione terrena, l’e-

79 spressione in questa nostra dimensione, dell’Ente Emanante che non si occupa solo di questa Terra o di questa dimensione ma di tutti i mondi e di tutte le dimensioni del cosmo.

Riporto, a proposito della misura della divinità, un passo di Schwaller de Lubicz nel primo volume, di cui Paolo Lucarelli aveva curato la traduzione italiana, de Il Tempio dell’Uomo: «Un erudito conferenziere ha appena finito di guidare il suo uditorio attraverso le conoscenze astronomiche delle nebulose in un universo che si misura in anni luce. Una signora inquieta gli dice: “Se la nostra terra è una cosa così infinitamente piccola nell’universo, come può Dio occuparsi di noi?”. Riceve la risposta che si merita: “Questo, signora, dipende dalla grandezza del Dio in cui lei crede”».

Non rendiamo l’Ente Emanante, Dio, il GADU, tanto piccolo e meschino da occuparsi solo di noi, anzi del nostro involucro. Quest’ultimo non è niente: è solo pieno di ciò che l’Ente Emanante ha emanato, che è immortale. Se conquisteremo l’umiltà della grandezza, potremo dire: «Io sono Dio e sono immortale».

Speculativo e Operativo

L’attività esoterica consta di due momenti; un momento operativo ed un momento speculativo. Il momento operativo non ha maestri, non può essere insegnato; esso infatti non fa altro che adoperare gli strumenti che l’Ordine Esoterico consegna all’individuo per percorrere la strada della conoscenza. La parte speculativa si occupa di illustrare gli strumenti contenuti nei rituali e negli scritti e questi possono essere insegnati. Il Maestro è colui che, dal punto di vista speculativo conosce gli strumenti che l’Ordine mette a disposizione di chi vuole percorrere la via e, dal punto di vista operativo, impartisce le istruzioni necessarie affinchè detti strumenti siano efficaci. L’attività speculativa, può benissimo rivolgersi al profano mentre l’attività operativa si rivolge solo all’Iniziato. L’attività speculativa non fa altro che illustrare gli strumenti ma, dal punto di vista operativo, tale illustrazione è inutile se non si forniscono le istruzioni su come adoperarli. In sostanza l’attività speculativa serve ad illustrare i componenti di un’auto mentre l’attività operativa serve a fornire a chi lo desidera le istruzioni per guidare l’auto. La parte operativa, in genere, viene portata avanti nel chiuso delle Logge dell’Ordine scelto. Si é detto che la speculatività sarebbe un esercizio arido o almeno un esercizio valido solo ai fini culturali, se non venisse accompagnata dalla operatività. Si può considerare senz’altro utile la speculatività se fa sorgere in seno all’uomo il desiderio di mettere in pratica, mediante l’operatività, ciò che ha appreso attraverso l’insegnamento speculativo.

Ritengo questa una precisazione necessaria. Alcuni, sottoposti alla cerimonia di Iniziazione, ritengono sufficiente svolgere, e solo in Loggia, l’attività speculativa. È giusto ammettere che questa attività, specialmente se riguarda lo studio e l’approfondimento dei simboli esistenti in ciascuna Loggia, può essere considerata come percorrenza di un tratto della via operativa. Anche  se non deve essere necessariamente praticata in Loggia.   

Non vi è dubbio che lo studio, la conoscenza dei simboli induce alla riflessione; se però, oltre alla riflessione, si è anche in grado di meditare sui simboli conosciuti, i vari tipi di meditazione splendidamente descritti da Brunelli e cioè la meditazione riflessiva, quella recettiva e quella creativa, possono condurci alla conoscenza assoluta.

Vi sono due elementi che é giusto considerare in quest’ultima evenienza. Il primo è facilmente superabile se in Loggia vi sono anche buoni Maestri. Maestri in grado di andare oltre il semplice valore morale del simbolo. Maestri in grado di aiutare chi vuole operare oltre che speculare. Come si è sempre detto, tali Maestri non insegnano nulla, non possono trasferire ad altri ció che loro hanno conosciuto, possono solo indicare il corretto uso degli strumenti stessi per procedere lungo la via Iniziatica. Naturalmente, man mano che si procede lungo tale via, il linguaggio diventa comune, e se il linguaggio é comune intendersi è possibile. 

Altro ostacolo consiste nel non avere a disposizione o non saper distinguere, man mano che si opera, gli strumenti generalmente ritenuti teurgici. Tali strumenti, che agevolano la conoscenza,  debbono essere adoperati in maniera appropriata, insieme agli altri strumenti detti cardiaci, per poter percorrere in modo logico la via esoterica.  Può capitare che un Iniziato ad un Ordine Esoterico adopera gli strumenti che gli vengono forniti, ma li sente e li vede inefficaci. Ciò accade in quanto li adopera male. Non riuscendo però a spiegarsi la ragione della loro inefficacia ritiene inadeguato l’Ordine che frequenta. Ed allora si rivolge o può rivolgersi ad altro. 

Quanto fin qui detto ha un immenso valore pratico. Sottovalutare la conoscenza di queste poche, elementari norme, ha sempre determinato e determina ancora seri pericoli creati da chi crede che maghi,  fattucchiere, satanisti, o ritenuti tali siano in grado di apportare quei benefici che non solo gli Ordini Esoterici ma  neanche la religione o le preghiere riescono ad apportargli. Benefici che si desiderano per eccessiva dabbenaggine, per sofferenza o per bisogno effettivo. Vi sono delle regole da tener presente. Una di esse è che nessuno è in grado di andar contro l’ordine dell’universo. Si puó tentare di sconvolgerlo di influenzarlo per cercare di ottenere delle modifiche favorevoli, ma seppure accada e talvolta accade, l’ordine tende a ripristinarsi anche a danno di chi ha provocato o richiesto il disordine. Mi è sempre piaciuto immaginare l’Ordine Universale come un grosso fiume; se vuoi ostacolare il suo percorso verso il mare con un mezzo artificiale riesci ad ostacolarlo solo temporaneamente. Prima o poi il fiume travolge l’ostacolo e ripristina il suo corso.

Si può solo vedere o sentire ció che è stato programmato che accada, ma il prevedere, il sentire non è una manipolazione, una modifica ma solo un saper vedere, un saper conoscere. 

Altra regola è che per poter vedere, per poter conoscere occorre preliminarmente spogliarsi da tutto ciò che impedisce il percorso iniziatico. È bene dire che il saper prevedere il conoscere gli avvenimenti prima che accadano non é ciò che cerca chi vuole percorrere la via della conoscenza. Può verificarsi però che ciò accada e si verifica, in genere, in chi è naturalmente dotato di tali “sensi”. Si, la preveggenza, o altre facoltà quali per esempio la telepatia, sono dovute a quei sensi che si hanno fin dalla nascita e, in genere non sono sufficientemente sviluppati o educati ed il percorso esoterico, oltre a svilupparli, puó anche educarli. Ma non sono questi i sensi che cerca chi vuole percorrere la via esoterica, sono quelli che non si hanno e che vengono forniti solo a chi è puro, a chi é privo di scorie, di quelle scorie accumulate durante la vita terrena. 

I poteri della mente e degli stati dell’essere nella tradizione Massonica

Quello che segue é un mio intervento letto in occasione di un convegno promosso dal Rito Scozzese Antico ed Accettato e svoltosi in un’aula dell’Università La Sapienza di Roma nel 2004.

Sembra errato tentare di comprendere il trascendente, cioè ciò che supera i limiti dell’esperienza sensibile, utilizzando sensi fisici o ciò che questi possono procurare e quindi, infine, attribuendo, proprio al trascendente, caratteristiche tipicamente umane. Gli occultisti, però, che intendono dimostrare, quasi scientificamente, l’esistenza del trascendente, vogliono convincerci che esiste una possibilità di accesso, una possibilità di contatto proprio con il trascendente attraverso l’utilizzo ed  il potenziamento dei poteri della mente. Ci dicono, gli occultisti, che è possibile acquisire meravigliosi poteri mediante l’uso di strumenti che la stessa mente, attingendo energia dal cosmo, può procurare, acuendo le facoltà ovvero le caratteristiche dei sensi fisici oppure consentendo la possibilità di utilizzare altri sensi, sempre fisici, posseduti in nuce o allo stato ipotrofico, o, ancora, mediante l’utilizzo di altri stati del nostro essere, altri stati di coscienza.

Due obiezioni si fanno a questa pretesa.

La prima è che eventuali contatti con il trascendente non possono che avvenire attraverso l’utilizzo di sensi  non fisici. I sensi fisici non sono adatti a questo tipo di conoscenza.

La seconda, forse la più importante, è che lo stesso insegnamento tradizionale, tanto caro proprio agli occultisti, richiede l’annullamento della mente, non la sua esaltazione.

Queste considerazioni ci portano a riflettere sulla scarsa importanza attribuita al cervello dagli Egizi, considerando che il cervello è la macchina che consente il funzionamento della mente, ovvero il convertitore, il generatore e trasformatore dell’energia  mentale.

Esiste certamente una forma che, fra tutte quelle che la coscienza può assumere, è propriamente umana. E’ quella inerente alla facoltà mentale. Il mentale è ciò che vi è di caratteristico nell’uomo e che questi non ha in comune con gli altri esseri non umani. Si potrebbe allora azzardare l’ipotesi che gli Egizi attribuissero spesso alle proprie divinità teste animali proprio per insegnare la necessità dell’uomo realizzato di liberarsi dal cervello, e quindi dalla mente.

Ora, dopo la morte, in occasione, cioè, dell’ultima iniziazione, la più importante, prima di procedere alla imbalsamazione si aveva cura di eliminare dal cranio del defunto il cervello. Le idee, le suggestioni, i sentimenti, gli stati mentali che si imprimono nella mente dell’uomo, lo condizionano, lo rendono schiavo; non gli consentono di essere libero, ma un essere deve essere libero, per sostenere un’iniziazione. 

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Altra è la via tradizionale: tutti gli autentici Ordini Iniziatici ce la indicano e le loro indicazioni, pur diverse, alla fine convergono, si incontrano come al centro di un cerchio, o di una ruota, i raggi. Impartiscono istruzioni che, apparentemente, solo apparentemente, differiscono tra di loro. In realtà solo il linguaggio è diverso. Le istruzioni sono sempre le stesse: preparazione fisica, rilassamento, vuoto mentale, meditazione, disponibilità a  ricevere. Le prime sono propedeutiche, l’ultima, la meditazione è la più importante. La prima tende all’abbandono della fisicità, cioè dei condizionamenti che inducono a considerare tutto ciò che esiste a servizio delle proprie necessità, dei propri desideri, dei propri egoismi. 

Se si vuole fare una comparazione tra le diverse vie iniziatiche si può dire che in alchimia vi è prima l’opera in nero, poi l’opera in bianco ed infine l’opera in rosso. Nella cabala vi è prima il lavoro sulle sefire inferiori poi su quelle mediane ed infine su quelle superiori. 

Anche la Massoneria, come tutti gli altri Ordini Iniziatici, ci indica lo strumento, il metodo simbolico, e il cammino: lavorare incessantemente sul simbolo, prima cercando l’interpretazione letterale e morale poi quella analogica ed infine quella anagogica.

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Il primo incontro del profano col mondo massonico nel rituale scozzese è il Gabinetto di Riflessione.  E’ un luogo stretto (il pozzo delle antiche iniziazioni), tutto dipinto a nero. Sulle pareti iscrizioni di questo tenore: “Se dissimuli, trema; noi ti leggeremo nel fondo del cuore” – “Se hai paura allontanati” – “Se una vana curiosità qui ti conduce, vattene” – “Se perseveri sarai purificato dagli elementi, uscirai dall’abisso delle tenebre e vedrai la luce”; ed altre simili. In mezzo un rozzo tavolo, a lato uno sgabello. Sul tavolo alcuni oggetti: teschi e ossa, un orologio a polvere, un pane e un bicchier d’acqua, un vaso pieno di sale, uno di zolfo. Unica luce su quelle pareti nere, una candela, già in parte consumata. In una delle pareti campeggia la scritta: VITRIOL: acronimo di  “visita interiora terrae, retificandoque invenies occultum lapidem”.

Tutto ciò indica il primo lavoro che ognuno deve compiere su se stesso. Introspezione, correzione ed eliminazione dei condizionamenti, ricerca della pietra nascosta dopo aver eliminato, superato, la fisicità. Non può riempirsi un recipiente di materiale nuovo se prima non lo si svuota di ciò che conteneva. I sentimenti, le passioni, i bisogni, sono scorie delle quali occorre liberarsi. Solo dopo si può intuire, intravedere, capire ciò che sta oltre, non con la mente, ma con l’Intelletto del cuore.

L’intelletto per Agrippa si collocava al di fuori dei sensi interiori ed esteriori. La natura, secondo Agrippa, ha fatto sì che mercé i sensi esteriori sia possibile conoscere le cose corporali, mercé i sensi interiori anche le similitudini dei corpi ed infine per mezzo dell’intelletto le cose che non sono corpi né alcunché di somigliante ad un corpo. Il comune denominatore di queste forme di conoscenza è l’oggetto dell’indagine e con  riferimento alle varie scuole esoteriche tale oggetto si identifica spesso con i quattro elementi. Aria, acqua, terra, fuoco. E’ necessario speculare sui quattro elementi prima con i sensi esteriori, poi con i sensi interiori ed infine con l’intelletto. Sensi esteriori, sensi interiori, intelletto; terra, acqua, aria, fuoco. Il numero tre ed il numero quattro.

Il numero tre ci ricorda la trinità. Ricorda Agrippa che sant’Agostino, nel quarto libro della Città di Dio, dice che Porfirio, seguendo la dottrina di Platone, ha collocato tre persone in Dio: la prima che chiama il padre dell’universo; la seconda che chiama intelletto, detta da Macrobio Figlio, la terza che chiama anima del mondo…Dal Padre, come da una prima sorgente, emanano tutte le cose; nel Figlio, come in una piscina, sono collocate tutte le cose; nello Spirito Santo, ciascuna secondo il proprio grado, tutte le cose sono esplicate e distribuite. 

L’unione dei quattro elementi e dei tre modi di speculare è disciplinata in modo da fornirci modi diversi di lavorare con l’obiettivo di raggiungere un unico risultato. 

Certo, si accresceranno anche i poteri della mente, che funge da deposito, accumulatore, delle sensazioni, delle esperienze e, quindi delle conoscenze. L’accrescimento dei poteri mentali potrebbe estrinsecarsi anche in facoltà paranormali, quelle che tanto attraggono il mondo profano, manifestazioni occasionali considerate, dal vero iniziato, non importanti, forse utili in certe circostanze, sempre a beneficio non di se stessi ma del prossimo.

Torniamo al nostro esempio rituale. Riesaminiamo il Gabinetto di Riflessione. La scritta VITRIOL, non è che un invito all’introspezione e lo stesso invito è contenuto nel rituale di primo grado, quello di Apprendista dove,  iniziando i lavori si ricorda “che ci riuniamo per edificare Templi alla virtù e per scavare oscure e profonde prigioni al vizio”. Nel rituale di iniziazione a questo grado, innanzitutto al recipiendario vengono tolti i metalli. Tutto ciò che non ha luce propria, ma solo riflessi, tutto ciò che è mondano e materiale viene allontanato dalla propria anima. Là dove si appuntano gli occhi ed il desiderio degli uomini, là è la selva, là è l’errore. Nei beni che servono al corpo, alle comodità del corpo, è l’origine prima di ogni male. “Vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri e poi seguimi”, diceva Cristo ai suoi; perché chi vuol sapere non deve avere preoccupazioni di carattere mondano, che impacciano la sua ascesa.

All’uscita dal Gabinetto di Riflessione, prima di essere introdotto nel Tempio,  al profano viene denudato il petto dal lato sinistro, il ginocchio destro ed il piede sinistro; si costituisce un triangolo di nudità che formerà una squadra quando il profano presterà il suo giuramento. Per divenire massoni occorre avere il cuore allo scoperto e pronto ai sentimenti umani di bontà. Ogni egoismo, ogni tentativo di chiudersi in se stesso, di non udire i lamenti dei fratelli del mondo, ogni velo che copra il cuore, deve essere lasciato nel Gabinetto di Riflessione, cioè nel mondo profano. Il ginocchio nudo rappresenta la dote prima necessaria per ottenere la conoscenza. Quando Dante giunge sulla spiaggia del purgatorio, Catone lo manda a cingersi i fianchi con un giunco schietto; e Francesco D’Assisi pose un cordone al fianco dei suoi frati. I tre simboli si equivalgono: essi rappresentano l’umiltà, quella vera, non quella ipocrita; quella per cui nell’intimo della nostra coscienza noi sentiamo di essere inferiori a tutti gli altri.

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In seguito il lavoro si svolge sui quattro elementi. L’antica filosofia e le pratiche iniziatiche di tutti i tempi affermano che l’universo fisico è costituito da quattro elementi: terra, acqua, aria e fuoco. Al posto di questi nomi possono essere utilizzate altre espressioni:  solido, liquido, gassoso, energetico, i soli stati in cui esiste la materia nell’universo. 

Una breve parentesi, anche con riferimento al lavoro alchemico, lascia intuire le difficoltà che si incontrano nel viaggio che si intraprende con l’Iniziazione e del quale non si conosce il termine. I quattro elementi, i quattro stati sono rappresentati da triangoli, senza dubbio per ricordare che la fiamma si alza a punta e che la coppa è pronta per ricevere la rugiada che cade dall’alto. L’aria assimilata al fuoco, reso passivo da un tratto orizzontale, e la terra considerata come acqua ispessita, appesantita, solidificata. I quattro elementi che possono trasmutare l’uno nell’altro, in determinate condizioni assicurate dalla presenza del fuoco. 

Il fuoco è l’aspetto vivificante e quindi più sottile della materia, senza di esso è difficile agire positivamente sugli altri elementi. Ovviamente è molto difficile lavorare con fuoco puro. Uno dei metodi per sviluppare fuoco è costruire immagini di fuoco e, a tal fine, è indispensabile l’elemento acqua, essenza femminile, necessaria per la creazione di immagini. L’acqua, quindi, racchiude la sottile forza del fuoco che viene trasmessa attraverso l’aria mentre la terra assicura la costanza e la continuità del procedimento. 

Su un piano più comprensibile, l’acqua forma la materia base per la produzione di immagini di fuoco ma è l’aria a metter ordine tra la massa caotica di acqua utilizzando le componenti adatte al fine e respingendo quella estranee ad esso. La terra presiede alla regolarità ed alla stabilità del procedimento. Le sostanze via via sempre più pure che saranno così prodotte verranno utilizzate per il lavaggio della massa terrosa per isolarne e fissarne il nucleo. I colori appariranno, allora, nel loro  puro splendore: fuoco, rosso; aria, azzurro; acqua, verde e terra giallo. Le quantità di elementi impiegate nel processo devono essere perfettamente equilibrate fra di loro. Un regime di fuoco eccessivo avrebbe, infatti, come conseguenza quella di prosciugare completamente l’acqua creatrice di immagini. L’aria, a questo punto, non avrebbe alcuna utilità non potendo essere il veicolo di alcuna forza sottile; la terra verrebbe irrimediabilmente calcinata, resa aridissima e privata delle sue proprietà fertili. Un regime smodato dell’acqua potrebbe condurre allo spegnimento del fuoco ed alla dispersione dell’elemento terra, provocando addirittura la rottura del recipiente in cui l’acqua si trova. Essa si disperderebbe così in mille rivoli senza alcun costrutto. Troppa terra finirebbe con lo spegnere definitivamente il fuoco sotto la propria massa provocando anche il prosciugamento dell’acqua. Il risultato sarebbe solo quello di una distesa morta, priva di vita, non adatta a ricevere alcun seme. Infine, uno smodato regime di aria determinerebbe le conseguenze analoghe ad un regime di fuoco eccessivo o di una dilatazione dell’insieme in tutte le direzioni, ben poco costruttivo essendosi perso il legame con lo stabile elemento terra.

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Il profano entra nel Tempio ed inizia la via verso la luce in mezzo a rumori assordanti e a cozzar di spade. Non vede nulla, due soli sensi agiscono: l’udito ed il tatto; i due sensi che hanno bisogno del contatto per essere esercitati. Poi compie tre viaggi. Col primo, l’acqua, supera gli allettamenti dei sensi; col secondo,l’aria, quelli della ragione, col terzo, il fuoco, quelli della fantasia e dell’immaginazione. Solo quando avrà superato questi allettamenti mondani è pronto a ricevere la prima iniziazione. 

Comincia il vero lavoro massonico: l’interpretazione dei simboli nei tre significati possibili: morale, analogico, anagogico. Il primo lo si cerca nella Camera di Apprendista; il secondo in quella di Compagno dove ai cinque sensi si accostano, per analogia, gli ordini architettonici, le arti liberali ed il ricordo delle diverse tradizioni iniziatiche; il terzo, infine, nella Camera di Maestro. 

Interpretare tali simboli significa meditare sugli stessi con una triplice meditazione, diversa per ciascun grado.

In grado di apprendista sarà una meditazione riflessiva, cioè un’attività mentale disciplinata e diretta; in grado di compagno una meditazione ricettiva, cioè attuato il silenzio interiore sviluppare le percezioni interne, le intuizioni; in grado di Maestro una meditazione creativa, attraverso un pensiero chiaro e sintetico, attraverso l’immaginazione, (creazione di immagini e non fantasia), attraverso la volontà, attraverso la irradiazione.

Le operazioni da svolgere in camera di Maestro sono “suggerite”, oltre che da simboli, anche da una leggenda, insegnamento fondamentale del grado. 

Ultimato il percorso attraverso la Massoneria dei primi tre gradi ecco, quindi, l’accesso al Rito Scozzese. L’ingresso nel Rito presuppone che si sia raggiunto già il grado di Maestro, cioè l’interpretazione anagogica.

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Non posso certamente qui, per una serie di motivi ovvi, non ultimo il tempo, esaminare i vari gradi del Rito Scozzese, ma vorrei dare qualche esempio per consentire la comprensione del lavoro richiesto.

Ricordo che i gradi del Rito Scozzese Antico ed Accettato sono 33; di questi alcuni vengono soltanto studiati e sono la maggior parte, altri sono praticati ritualmente.

Uno dei gradi cosiddetti sublimi racchiude nel suo Tempio un sotterraneo, una cripta. Ciascuna delle quattro pareti del sotterraneo è adorna di simboli arcani. Analogamente a quanto avviene nel 95° del rito di Menphis e Misraim, giunti ad un certo grado di conoscenza vengono consegnati gli arcana arcanorum.

 Ma qual è la chiave di lettura di questi arcani? Una spiegazione del simbolo lascia sempre una profonda delusione. Il significato anagogico non può essere spiegato. Se si legge la spiegazione del significato anagogico che dà Dante della poesia nella dedica del Convivio a Can Grande della Scala ci si rende conto del problema. 

Quindi la mia spiegazione è per definizione inesatta, o meglio incompleta. Sembra una enunciazione didascalica, ma la voglio comunque proporre velocemente per dare il senso, meglio il sapore, della ricchezza che si nasconde in un grado scozzese.

Innanzitutto un oscuro sotterraneo, simbolo dell’utero della grande Madre Terra che protegge, isola, mette in condizione di conseguire quella preliminare discesa interiore che è qualità necessaria per poter trarre profitto dall’ascesa dei gradini della Scala che conduce al Vero. Lì una lucerna, luce interiore, strumento che penetra le ombre dell’ignoranza profana.

Le pareti oscure del sotterraneo rappresentano il nero serpente dai mille occhi neri, il dragone astrale, il mare magnum dell’inconscio.

Sulle pareti, dei geroglifici. Ne indicherò solo alcuni.

A sud, una testa di Toro, solare, e sei stelle che la contornano, i sei pianeti o cieli dei caldei. 

A nord, una mano destra chiusa con l’indice che addita il cielo. Indica la diritta via che si inoltra verso ciò che è in alto, la “virtù” delle cose celesti ottenuta partendo dalle cose terrestri, poiché il nord rappresenta la terra che contiene in sé il germe potenziale della vita.

A oriente: la testa di un becco con un’aureola di raggi sfolgoranti; un vaso da cui esce un liquido serioso. L’ariete Ammonio indica il momento dell’equinozio di primavera. Il liquido serioso altro non è che la rugiada astrale che promana dalle virtù celesti. La rugiada celeste, espressione della virtù spirituale impregna il cuore dell’adepto. Nel salmo graduale 132 (Ecce quam bonum et quam iucundum, ovvero Salmo della Fratellanza) è scritto: sicut ros Hermon, qui descendit in Montem Sion, cioè “come la rugiada che dal monte Ermon discende al monte Sion”. 

A occidente: un serpente a spirale, signore dell’equinozio di autunno, altrove espresso con la figura del Genio o dell’Angelo simbolo di uno dei quattro evangelisti. Indica il moto apparentemente sinusoidale degli astri interiori che l’artista deve rettificare nelle sue operazioni. L’equilibrio, la costellazione della bilancia nel periodo equinoziale.

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Ebbene, l’interpretazione,  la penetrazione di tali simboli, nella loro singolarità e nelle loro complesse ed innumerevoli interazioni è l’impegno che hanno assunto i massoni. Essi sono ben consapevoli che questo impegno non può consistere solo nell’incontro più o meno periodico fra gli adepti della scuola esoterica e nel lavoro che può farsi durante tale incontro. Il lavoro dell’iniziato non può interrompersi, esso è regolato dalla natura, dalla evoluzione stessa dell’iniziato. 

Si sa che la valigia del mago è vuota all’inizio del percorso ed alla fine dello stesso. Durante il percorso è piena e molto pesante.

Raggiungere un brandello di conoscenza, alimentare l’intelletto del cuore, prendere confidenza con tutti i molteplici stati del proprio essere è faticoso, complicato, talvolta inappagante. Richiede costanza e aiuto. Per questo, anche per questo, specialmente per questo, i fratelli massoni operano insieme, per aiutarsi reciprocamente, in modo che delle pietre disperse si possano ricongiungere in una meravigliosa cattedrale spirituale che un giorno comprenderà tutta l’umanità.

Questo è il loro sogno.

          Antonio Urzì Brancati

Plenilunio

Fra qualche giorno si verificherà in cielo la fase di luna piena, il plenilunio. Il Martinista ha già eseguito il rituale del novilunio. Un rituale di purificazione e di avvicinamento all’eggregore spirituale comune a tutti i Martinisti. È opportuno, parlando del plenilunio, soffermare la nostra attenzione sul momento di aggregazione con l’eggregore comune ai Martinisti che hanno compiuto il rito del novilunio. Si verifica un fenomeno. Il Martinista, attraverso il rito giornaliero persegue la purificazione del proprio essere. Detta purificazione, che si ottiene quindi nel corso del tempo mediante una assidua operatività, viene consolidata man mano e nel corso dei mesi dal rito del novilunio che, possiamo dire, realizza una forma di fissazione della purezza ottenuta col rito giornaliero. La sempre maggior purezza e fissazione della stessa consente a tutti i Martinisti che operano assiduamente e con regolarità di congiungersi all’eggregore spirituale che, da perfetto mediatore, oltre a raccogliere le vibrazioni dei Martinisti, è il mezzo per consentire, percorrendo il cammino al contrario, cioé dalla emanazione verso la manifestazione, dallo spirito verso il Martinista, di rendere quest’ultimo permeabile ad una certa conoscenza, una conoscenza non ancora completa, delle leggi che regolano il cosmo.

Quest’ultima operazione avviene compiendo il rito del plenilunio, ovvero il rito che fra qualche giorno ogni Martinista dovrà effettuare.

Il perchè si sia fatta coincidere questa fase del percorso Martinista con il Plenilunio credo che sia evidente. Il giorno del plenilunio vedremo l’astro interamente illuminato. La sua luce, i suoi raggi, dal cielo si muovono verso la terra e, servendosi dell’eggregore Martinista, ci illumina, anche se con luce riflessa, e la sua luce ci consente di conoscere ciò che non è consentito conoscere a chi non sa percorrere la via Martinista.

Il motivo per cui il Martinista e non solo lui, ricorre agli astri, ai pianeti, ai sistemi solari, alle stelle, per identificare il momento ideale per compiere alcuni riti, lo si é illustrato in occasione del recente novilunio in un altro mio articolo.

Lo riporto in seguito a questo scritto. Gioverà anche per riportare alla mente, per rammentare, parte del percorso che il Martinista deve compiere per giungere alla conoscenza assoluta.

Insieme a questi due vi sono altri riti che il Martinista deve eseguire in fasi più avanzate ed in occasione di altri eventi astrali. Vi prego di osservare che non ho parlato di “gradi più avanzati” ma solo di fasi. Il perché potrete leggerlo in un altro scritto raccolto in questo stesso sito dal titolo: “Iniziazione e Gradi Esoterici”.

Riporto quì di seguito quanto ho scritto in occasione del Novilunio.

NOVILUNIO

Prossimamente si avrà il novilunio. È una fase particolare della luna che proprio in quel giorno é detta luna nera. Non entro nel merito della fase astronomica, mi preme solo ricordare che il fenomeno si verifica in quanto la luna si frappone fra il sole e la terra e si vede solo la parte oscura di essa. Il Martinista sa bene che durante questa fase si effettuano delle operazioni che tendono sia alla purificazione del proprio essere che a stabilire o ristabilire la connessione con l’eggregoro di catena.

Non è strano che il Martinista dedichi attenzione agli astri e in particolare alla luna per ottenere quella reintegrazione che secondo Martines de Pasqually è indispensabile affinché l’uomo, la manifestazione, si reintegri tornando alla emanazione. Non é strano in quanto gli elementi che compongono l’uomo sono gli stessi di quelli che compongono gli astri, sebbene si abbia un diverso assemblaggio degli stessi. Secondo Agrippa “come nel mondo archetipo TUTTO si trovi in TUTTE le cose, lo stesso avviene nel mondo corporale, con la sola differenza che vi si trova in modo diverso, a seconda cioè la differente natura dei soggetti che ricevono le influenze e le impressioni. Così gli elementi sono non solo in tutte le cose terrene, ma anche nei cieli, nelle stelle, nei demoni, negli angeli e in Dio stesso. Ma se gli elementi si incontrano in questo mondo inferiore sotto forme grossolane e materializzate, nei cieli invece sono allo stato di purezza e in tutta la loro potenza”.

In genere gli astri, le costellazioni, corrispondono a parti specifiche del corpo umano, per esempio sempre secondo Agrippa e non solo secondo lui, il sole domina il cervello, il cuore; mercurio la lingua, la bocca; Saturno la milza, il fegato, lo stomaco; Agrippa cita tutte le altre varie corrispondenze e finisce col dire che alla luna si attribuisce l’intero corpo e tutte le membra.

Come abbiamo già detto il Martinista, nel giorno di luna nuova deve per prima cosa provvedere alla purificazione del proprio essere. Il perchè ce lo ha detto Agrippa. Gli elementi in questo mondo sono impuri, nei cieli invece sono puri. Occorre quindi esser puri per proseguire lungo la via Iniziatica. Occorre esser puri sempre peró. Perchè in questo momento particolare, in occasione del novilunio, assume particolare importanza effettuare un rito per la purificazione? La purezza è uno stato che il Martinista deve sempre perseguire. Il rito del Novilunio dovendosi effettuare in un momento particolare agevola, agisce come può agire una leva. Nel giorno del novilunio la luna che presiede e quindi protegge tutte le membra, non è visibile. L’uomo è lasciato solo, senza la protezione più vicina e forse più efficace. Ma l’uomo é lasciato solo, apparentemente. La luna c’è. La sua forza è sempre presente. L’uomo però non la vede. Si sente smarrito. Ritiene di dove proseguire il cammino contando solo sulle sue forze ed il rito lo asseconda in ciò.

Attuata l’operazioni di purificazione il Martinista é pronto ad affrontare la fase successiva senza i condizionamenti che derivano da vari eccessi.

Nella ulteriore fase del Rito il Martinista si unisce agli altri anelli della catena eggregorica, e quindi agli altri Martinisti ed insieme a costoro, divenuti, grazie alla purificazione ottenuta che riguarda tutto il corpo, anelli potenti della catena Iniziatica, si muovono per raggiungere l’eggregore comune, un eggregore spirituale idoneo a condurre i propri componenti verso l’assoluto.

Mi sia consentita qualche riflessione. Ho parlato di Martinisti che grazie al Rito compiuto in occasione del novilunio, divengono potenti anelli della catena iniziatica ed insieme agli altri si muovono verso l’eggregore. Cosa avviene dei Martinisti che, per vari motivi, nel giorno del novilunio non effettuano il rito? Costoro rimangono fuori dalla catena iniziatica, non percorrono, insieme agli altri che hanno compiuto il rito, la via verso l’eggregore.

Altra riflessione. I diversi anelli della catena Martinista si muovono per raggiungere un unico eggregore e non un eggregore specifico del loro Ordine. Il Martinista è colui che adopera strumenti operativi Martinisti. Gli strumenti operativi non fanno distinzione fra i vari Ordini. Le distinzioni, le separazioni, sono solo umane e sono superabili in quanto frutto di incomprensioni e quindi di mancata conoscenza della verità esoterica da parte di qualcuno dei partecipanti alla discussione. Possono anche essere frutto del desiderio di titolo, dell’ambizione (spesso vuota di contenuto) da parte di qualcuno che a nessun costo vuole cedere o rischiare di cedere il comando dell’Ordine che a lui fa riferimento. In entrambi i casi coloro che bussano alle porte del Tempio Martinista in buona fede, sperando di percorrere la via esoterica, non comprendono il perché di tante divisioni. Vedono strumenti uguali, rituali uguali. Se la perplessità li spinge a domandare ottengono risposte poco convincenti o l’esortazione a tacere in quanto non ancora in grado di sapere. Il rimedio c’è. È semplice ma pretende buona volontà. Se vi sono ancora tante obbedienze Martiniste è solo perchè non c’è la volontà di superare il fenomeno. Siamo uomini di desiderio, mostriamo di essere anche uomini di buona volontà.

Elezioni nella Massoneria del GOI

Nel 2019 in Massoneria si terranno le elezioni al Grande Oriente d’Italia per il rinnovo della Gran Maestranza, della Giunta e di altre cariche elettive. 

É un momento importante, anche se nel recente passato le elezioni del Gran Maestro sono state del tutto modificate in maniera da togliere gli ultimi residui di esoterismo che in qualche maniera erano ancora presenti nella Massoneria del GOI. 

Prima delle modifiche che hanno dato il colpo di grazia alla Massoneria amministrata dal GOI, le elezioni del Gran Maestro e della Giunta erano effettuate dai Maestri Venerabili delle varie Logge sparse per l’Italia, e nell’ambito della Gran Loggia. Dopo la modifica il voto, sia per il Gran Maestro che per il resto della Giunta, è stato esteso a tutti i Maestri che votano nelle varie Logge. 

Si è giunti alla modifica per una questione molto profana. Si disse allora che l’elezione riservata ai Venerabili faceva aumentare a dismisura le “gemmazioni” che dovevano essere approvate da organi del Grande Oriente che, attraverso il consenso o il divieto dato alla gemmazione potevano influire sui risultati dell’elezione, e si creavano, di conseguenza, delle Logge che, avvenuta l’elezione, non riuscivano neppure a riunirsi per mancanza del numero “legale”. 

In effetti é vero, tutto ciò, spesso, accadeva specie ad opera di maneggioni, di intricanti per i quali la Massoneria era un mezzo per cercare di raggiungere obiettivi ben poco spirituali quali il superamento di frustrazioni, la ricerca di squallidi favori, l’”arguzia” del millantare e, per i più furbi, un modo di racimolare consistenti prebende. Ma il rimedio posto a questo inconveniente è peggiore del male. 

Come dicevo la modifica ha eliminato il residuo di esoterismo che giustificava il bussare alla porta del Tempio da parte di chi si avvicinava alla stessa con la certezza di bussare alla porta di un tempio esoterico, dato che ciò  è detto nel regolamento Massonico e che ció é strombazzato da tempo immemorabile ai “profani”.

L’Obbedienza, a mio parere, e non solo a mio parere, deve essere  considerata un contenitore nel quale confluiscono varie Logge che pur condividendo determinati principi e soprattutto i rituali e l’Operatività, conservano però la loro sovranità. Il Maestro Venerabile è il massimo esponente della Loggia ed il suo volere è il volere della Loggia. Naturalmente il potere del Venerabile deve essere considerato di carattere esoterico e l’elezione del Gran Maestro dell’Obbedienza è un atto esoterico. Viene scelto o dovrebbe essere scelto colui che veglia sulle Logge, oltre a rappresentarle, e colui che custodisce il materiale che consente alle Logge il percorso Iniziatico. Il Maestro Venerabile, inoltre, è il portatore della volontà, unica volontà, di tutta la Loggia. Il Maestro Venerabile deve scegliere come Gran Maestro colui che, oltre a possedere la conoscenza Iniziatica, è disponibile ed ha la competenza per rappresentare l’Obbedienza nel mondo profano.

Adesso votano tutti i Maestri. Ciò significa che in una stessa Loggia un Maestro puó dare un voto contrario a quello di un altro Maestro della stessa Loggia. Credo che tutto ciò sia poco Iniziatico, a prescindere dal fatto che mentre prima della modifica si poteva assistere al proliferare delle Logge, dopo la modifica abbiamo assistito al proliferare dei Massoni e quindi al decadimento della Massoneria. Adesso infatti si entra, salvo delle eccezioni molto confortanti, non perché si bussa, come recita il regolamento, ma perchè si è cooptati e la cooptazione è un enorme pericolo del quale può essere vittima qualsiasi Ordine Iniziatico. 

Che ormai sia un club di cooptati e non di veri bussanti lo manifesta ciò che si constata e si legge. 

Non voglio entrare nel merito delle varie manifestazioni massoniche che si svolgono in questo periodo. Non posso fare a meno però di constatare che proprio adesso si moltiplicano gli incontri, le tavole rotonde, i meeting, le riunioni organizzate dalle varie logge ed alle quali presenziano i massimo esponenti del GOI e, naturalmente, il Gran Maestro.

In tanti anni! Anzi in tantissimi anni, ho assistito a cosa avviene, ufficiosamente, durante queste riunioni. A me sembrano occasioni per propaganda elettorale fatta a spese di chi versa le capitazioni. Lo so, tutto questo non dovrebbe accadere, ma accade. Qualche millennio fa qualcuno disse “o tempora o mores!”. Adesso si dice “Che tempi, che usanza” ed aggiungo….persino in Massoneria. 

Ordini Esoterici e Religioni

Si sente dire spesso che la conoscenza assoluta non esiste. Se ció fosse vero non esisterebbero gli Ordini Esoterici e non esisterebbero neanche le religioni. Non esiste la conoscenza assoluta da ottenere con i sensi che abbiamo a disposizione, questo è vero ma se sappiamo utilizzare altri sensi, esiste. 

Vi sono due modi per giungere alla conoscenza assoluta. Una é per fede, per affidamento a ciò che riferiscono altri che hanno conosciuto direttamente o che si rifanno a chi ha conosciuto, ad un loro referente, l’altro è quello diretto. È questa l’unica differenza effettiva tra le religioni e gli Ordini Esoterici. Le religioni, come gli Ordini Esoterici, esprimono la conoscenza assoluta, che non può che essere unica e quindi uguale. Le regole assolute che esprimono i religiosi vengono poi adattate, mediante le sacre scritture, ad un luogo specifico di tutto l’universo e quindi anche di questa terra. Compito delle religioni è infatti quello di dettare norme morali a coloro che nel luogo in cui si esercita l’influenza religiosa non possono conoscere direttamente per vari motivi, o non vogliono conoscere direttamente in quanto trovano più comodo o più consono alla loro essenza ed alla loro esperienza affidarsi ad altri. 

È evidente quindi che le differenze che alcuni dicono di riscontrare fra le religioni e gli Ordini Esoterici  sono o dovrebbero essere solo apparenti. Può anche verificarsi che i preposti agli ordini religiosi approfittino dell’adattamento per dettare una morale utile solo alla loro sopravvivenza o alla loro espansione.  Costoro hanno infatti constatato che la loro presenza favorisce i poteri politici della nazione in cui opera la religione, dato che essa si avvale del fatto che le regole provengono dalla divinità e quindi non sono discutibili. In sostanza le regole che loro impongono sono spacciate per verità assolute o ricavate da esse. Per sostenere questa “verità” debbono necessariamente far credere che la divinità sia esterna all’uomo e non interna ad esso come parte invisibile della sua essenza.  

Ciò premesso e non occupandoci della patologia, purtroppo sempre presente fra gli ordini sociali, esaminiamo alcuni fenomeni sia dal punto di vista esoterico che dal punto di vista religioso e, per l’aspetto religioso, rifacciamoci alla religione professata nel luogo in cui viviamo ed espletiamo la nostra attività. 

Le religioni rivelate, come ho già detto, partono dal presupposto che la divinità sia esterna all’uomo e che, nel suo agire, tale divinità, si prende a cuore i problemi dell’uomo. A tal proposito Schwaller De Lubiciz nel primo volume de “Il Tempio dell’uomo” cita un erudito conferenziere che ha appena finito di guidare il suo uditorio attraverso le conoscenze astronomiche delle nebulose in un universo che si misura in anni luce. L’erudito conferenziere così dice ad una signora inquieta che gli domanda: “se la nostra terra è una cosa così infinitamente piccola nell’universo, come può Dio occuparsi di noi?”. E dall’erudito conferenziere riceve la risposta che si merita:” Questo, signora, dipende dalla grandezza del Dio in cui lei crede”.

La divinità è in noi così come è in noi è in tutto ciò che costituisce l’universo. Essa divinità, in ogni caso e a prescindere dall’appellativo che le si assegna,  è eterna nei due sensi: è sempre esistita e sempre esisterà. Chiamiamola Ente Emanante ed emanazione ciò da lei deriva. L’Ente Emanante emana e tutto ciò che è emanato ha un suo ordine. L’emanazione che insieme all’Ente Emanante non è visibile, genera la manifestazione e la genera non solo su questa nostra terra ma in tutto l’universo infinito e tale manifestazione é visibile. La manifestazione però, per divenire visibile, deve assumere una forma. Il cosmo è pieno di forme visibili e fra queste vi è l’uomo abitante della manifestazione terra. La manifestazione, al contrario della emanazione, è mortale, ha durata molto breve e in quel brevissimo lasso di tempo, si adopera per conformare il proprio comportamento a delle scelte che gli assicurino o che tendano ad assicurargli la più ampia soddisfazione dei propri bisogni, delle proprie esigenze, dei propri sentimenti e, talvolta, anche delle proprie idee che non sono idee assolute ma relative. Non si adopera cioè per conformare il proprio comportamento alle leggi universali. Nel portare avanti il proprio programma a volte la manifestazione si comporta in maniera conforme all’ordine universale e a volte no. Se si comporta in maniera difforme all’ordine universale, che ha poche e semplici regole (quali l’ordine e l’armonia)  sconvolge senz’altro tale ordine il quale tende a ripristinarsi anche a scapito di colui o di coloro che tale ordine hanno turbato. 

Esaminiamo delle ipotesi concrete. Per esempio come intendere la giustizia divina in relazione all’omicidio. Per esaminare questo fenomeno, in base a ciò che ho detto in premessa, bisogna prima intendersi sul concetto di giustizia assoluta e morale assoluta contrapposta alla giustizia relativa ed alla morale relativa dato che ciò che è relativo in questa terra non è detto che corrisponda a ciò che è assoluto. La giustizia divina si occupa solo della giustizia assoluta ovvero della morale assoluta. Nel caso che stiamo esaminando uccidere o far danno ad una qualsiasi manifestazione, e quindi anche ad un uomo, può creare un vero e proprio turbamento nell’ordine universale in quanto si va contro il progetto dell’Ente Emanante. L’ordine universale però si ripristina e si ripristina a danno di colui che l’omicidio ha commesso. Questo elementare concetto riguarda, per ciò che si è detto, sia gli Ordini Esoterici che le religioni. Riguarda quindi tutte le manifestazioni e in particolare tutti gli uomini di questa terra. L’omicidio, in stato di non belligeranza, è contrario alla giustizia ed alla morale umana, morale che può derivare sia dall’esoterismo che dalle religioni. Ma l’assassinio, l’omicidio accade anche in stato di guerra ed esso, specie se è il vincitore a giudicare se stesso, non è considerato una ingiustizia o una immoralità. Molti assassinii si sono verificate durante le crociate dove, si diceva, che si uccideva per una giusta causa come anche molti assassinii sono stati commessi dall’inquisizione per combattere ciò che i gerarchi religiosi ritenevano eresia. 

Altra riflessione molto legata all’omicidio o al danno arrecato ad una qualsiasi manifestazione si può fare per il pentimento. Si è detto che l’ordine cosmico tende a ripristinarsi. A volte può ripristinarsi per la stessa volontà di chi ha determinato il danno. Ciò puó avvenire attraverso il pentimento che può essere considerato quindi una forma di ripristino. Naturalmente si parla di pentimento effettivo in quanto ciò che ripristina l’ordine sono le vibrazioni che il pensiero del pentito produce. Lo pseudo pentimento, come quello spesso millantato in confessione specie da determinati individui, può ingannare colui che appartiene a questa dimensione ma non l’ordine cosmico in quanto le vibrazioni che produce sono differenti da quelle prodotte dal pentimento effettivo. 

Di ciò che ho scritto non posso fornire alcuna prova, anzi una la potrei fornire: la prova la si ottiene operando. Operando si potrà conoscere ed avere la prova della veridicità di ció che adesso ho scritto.

Iniziazione e gradi esoterici

Mi rendo conto che sto per scrivere qualcosa di impopolare, ma poichè nulla mi condiziona e nulla mi deve condizionare, sento di doverlo fare lo stesso. 

Sia il Martinismo che altri Ordini Esoterici sono composti da diversi gradi. Parlerò adesso del Martinismo ma chi ha orecchie per intendere capirà che la riflessione che segue è valida per tutti gli Ordini Esoterici che prevedono una iniziazione per ogni grado in cui si sviluppa o si fa credere che si sviluppi il cammino esoterico di quel particolare Ordine. 

Il segreto che avvolge i vari gradi fa sì che ciascun appartenente al grado debba nascondere ciò che avviene nel proprio, oltre, naturalmente, ai profani, anche a chi è ancora ad un grado inferiore. 

Il presupposto di tutto ciò é che nei vari gradi gli strumenti operativi vengano messi a disposizione dal Filosofo Incognito, da colui che cioé dirige i lavori in Loggia, mediante o a motivo della Iniziazione a quel grado particolare. Nel Martinismo poi, poiché l’avanzamento, ovvero il grado superiore, deve essere richiesto al Filosofo Incognito il quale, dopo la richiesta, decide se accordarlo o meno, dovrebbe essere scontato che chi chiede ed ottiene l’avanzamento, abbia tutti i requisiti per proseguire nel cammino esoterico. Ciò non solo in quanto il proponente, avendo fatta la richiesta, ritiene di aver ben assimilato il grado esercitato, ma anche e soprattutto in quanto il Filosofo Incognito, avendo accordato l’avanzamento, gli ha implicitamente riconosciuta la raggiunta padronanza degli strumenti del grado già percorso. 

Ciò a sua volta significa che, a prescindere dalla richiesta di avanzamento, il Filosofo Incognito ha la capacità di comprendere se il richiedente è idoneo ad ottenere e a trarre beneficio dagli strumenti propri del grado superiore. 

A questo punto il discorso si fa più impegnativo e forse anche impopolare. 

Vi è un profondo intreccio fra strumenti operativi, in possesso dell’Ordine, ed i vari gradi dell’Ordine stesso, ai quali si accede in seguito alle varie Iniziazioni. 

Il sistema descritto, vari gradi, varie Iniziazioni e conferimento degli strumenti peculiari di quel grado, presuppone che il grado e quindi la possibilità di giovarsi e di penetrare l’essenza degli strumenti dipenda dalla Iniziazione. La capacità quindi degli strumenti fatti conoscere col conferimento del grado é insita nel raggiungimento del grado stesso e quindi detta caratteristica viene attribuita dal Filosofo Incognito che presiede la cerimonia di Iniziazione. Non é così. L’Iniziazione è una ed una soltanto. Le altre iniziazioni, quelle cioè che danno l’accesso ai gradi superiori non sono Iniziazioni, sono solo cerimonie. Sia l’Iniziazione iniziale che le ulteriori iniziazioni non producono effetti solo in quanto vi é stata una cerimonia di conferimento. I poteri di comprendere e di utilizzare gli strumenti operativi non vengono conferiti da colei o colui che effettua la cerimonia, costei o costui deve, naturalmente, essere idoneo, ma non é sufficiente che imponga le mani o faccia quanto previsto per iniziare o conferire gradi, deve avvenire altro, e quest’altro avviene solo nell’intimo di colui al quale viene conferita l’iniziazione ed avviene anche a prescindere dalla cerimonia di Iniziazione. Un esempio illustre di quanto detto è rappresentato dal principe Gautama Siddharta che raggiunse l’Illuminazione, diventando un Buddha, con il suo proprio sforzo, senza aver ricevuto cioè alcuna Iniziazione. 

Ciò vuol dire che l’uso di ciò che si possiede per percorrere la via Iniziatica, per percorrere la via che conduce alla conoscenza, non te lo rende possibili il grado. Le istruzioni vengono impartite man mano che l’uomo procede lungo la via e, come é risaputo in quanto in esoterismo nulla si insegna,  non dal Maestro che può solo illustrarti il significato di tali strumenti in genere ricavati dai simboli, ma da altro, possiamo ben dire dalla trasformazione che avviene man mano che si procede lungo la via o, se vogliamo essere più spirituali, da altre dimensioni. 

Questo vuol dire che i gradi sono inutili. Il “grado” te lo attribuisce il desiderio di conoscere l’assoluto o l’attività esoterica che si svolge, iniziati o meno ad un determinato Ordine. Colui che ha raggiunto una certa conoscenza non deve, non deve perché non puó, trasmettere il sistema adoperato per raggiungere tale conoscenza a chi non l’ha ancora ottenuta. Non può in quanto tale conoscenza non é stata ottenuta con i sensi comuni ma con altri sensi che vengono conseguiti percorrendo la via esoterica. Non deve in quanto si fa credere che la conoscenza può essere acquisita adoperando strumenti che in genere vengono rivelati solo se si sono raggiunti i gradi idonei. Come ho già detto non voglio occuparmi degli Ordini Esoterici diversi dal Martinismo, ma non posso fare a meno di rilevare che tali presunti strumenti sono conosciuti e propagandati a prescindere dall’Ordine che dice di utilizzarli, ed inoltre che dato il rilevante numero di gradi in cui sono suddivisi alcuni Ordini, poiché tali strumenti  sono in possesso dei vari gradi, essendoci in diversi Ordini dei gradi desueti, mi domando come si possono realizzare strumenti operativi peculiari di quell’Ordine senza utilizzare anche ciò che é patrimonio solo dei gradi desueti. La verità è che spesso tali Ordini confondono il lavoro operativo con il lavoro speculativo. Solo questo lavoro può esser fatto adoperando i sensi comuni. Il lavoro operativo prevede che tali strumenti vengano utilizzati dopo aver raggiunto la purezza degli elementi che compongono l’essere e questa purezza non può essere raggiunta utilizzando i sensi comuni che si adoperano per il lavoro speculativo. 

Il Martinismo lo si può considerare diverso da altri Ordini in quanto i suoi simboli sono pochi, e vengono illustrati, adoperando i sensi comuni, fin dal primo grado. Gli strumenti operativi sono altra cosa, ma per quello che si é già detto, se ben adoperati sono efficaci a prescindere dal grado. I gradi Martinisti, non considerando quello specifico che più che un grado é una funzione, sono dovuti alla influenza di altri Ordini che nel Martinismo hanno spesso, specie quando é stato organizzato e riorganizzato, avuto un peso non indifferente. È opportuno fare osservare che, a quanto mi risulta, solo nel Martinismo si adopera lo stesso rituale per tutti e tre i gradi. 

Francesco Brunelli che oltre ad essere un Martinista ha scritto un libro dedicato alla pratica operativa Massonica, e quindi non dico nulla di riservato o segreto, ha descritto l’operatività Massonica individuando nei diversi gradi, non diversità di strumentazione, ma diverso modo di meditare e cioè di adoperare i vari strumenti. Suggerisce infatti in primo grado la meditazione riflessiva, nel grado di compagno quella ricettiva ed infine in terzo grado quella creativa. 

Quando nella stessa Loggia si riuniscono i Martinisti nei vari gradi, durante la meditazione la riflessività, la ricettività o la creatività non sono legati al grado che a ciascuno ha impartito il Filosofo Incognito ma alla “maturità” nonchè al grado di purezza raggiunta dall’individuo. Vi é poi una ulteriore riflessione relativa all’eggregore che si forma in Loggia. Non vi è un eggregore per ogni grado ma un unico eggregore e valido per tutti i Martinisti, a prescindere dal grado e, oserei dire, a prescindere dall’Ordine che frequentano. 

Mi rendo conto che tutto questo urta o non é conforme a ciò che é stato inculcato agli appartenenti ai vari Ordini Esoterici, ma invito chi mi legge a considerare che, nel tempo, molti Ordini Esoterici, hanno anche modificato il numero dei gradi loro afferenti. Con indifferenza o per comodità o addirittura per soddisfare le ambizioni di qualche preposto si è passati indifferentemente da due a tre o a molti gradi. In tal caso cosa ne è successo degli strumenti operativi di quell’ordine? Credo che chi ha effettuato le varie modifiche non si è interessato di eventuali strumenti operativi e forse neanche sapeva che esistessero. Comunque se è possibile passare da una a più gradi vuol dire che altri gradi oltre a quello iniziale non sono necessari. E non sono necessari neanche per soddisfare le esigenze speculative legate ai diversi simboli. Ciascuno può specularci sopra come meglio crede; il destinatario della speculazione la considererà in base all’autore della speculazione stessa o in base alla propria preparazione. Ma mai e poi mai alcuna speculazione può far danno. 

Dato che comunque ci sono, detti gradi allora vengono o possono essere attribuiti per altri motivi. Motivi molto seri riguardanti la capacità di trasmettere l’Iniziazione e quindi di far da tramite fra il richiedente e potenze appartenenti ad altre dimensioni, e riguardanti anche le varie capacità amministrative necessarie in un qualsiasi gruppo, anche esoterico. Sono tutte facoltà che possono prescindere dalla attribuzione del grado ma chi ha la responsabilità della Loggia o anche dell’intera Obbedienza, essendo previsti, ne approfitta offrendo meno il fianco alle critiche che possono eventualmente essere avanzate da chi non è ancora in grado di comprendere eventuali scelte. 

Questa non é una opinione ma consideratela tale.