Allo Specchio

Lo specchio è da considerare uno degli elementi protagonista dell’esoterismo. È un simbolo importante. Lo si incontra nella mitologia. Narciso si specchia nelle acque di un ruscello e si innamora della sua stessa immagine. Lo si trova nelle favole. La matrigna di Biancaneve domanda allo specchio chi é la più bella. E sia nella mitologia che nelle favole il rispecchiarsi, il domandare allo specchio, riveste un valore simbolico interessante. Lo si incontra poi in diversi Ordini Esoterici. Lo specchio fa parte degli arredi del Gabinetto di Riflessione, trasmesso, con il suo valore simbolico, in Massoneria e in particolare nelle Logge che non seguono il rituale Inglese. Secondo Ivan Mosca, senza dubbio uno dei maggiori studiosi della Massoneria moderna, lo specchio, che è posto nella parete sud del gabinetto di riflessione, si rivelerà al recipiendario quando questi sarà sollecitato dallo spirito di osservazione, insito naturalmente in un uomo…. Sempre secondo Ivan Mosca: “ad aprirne lo sportello che lo contiene rifletterà l’immagine rovesciata del suo volto, nonché la parete nord con lo scheletro”.
Volendo ancora citare i Maestri Passati, Fulcanelli, nel suo libro “il Mistero delle Cattedrali”, nel secondo medaglione dei dodici che ornano la fascia inferiore del basamento di Notre Dame, descrive l’Iniziato che con una mano indica lo specchio, con l’altra alza il corno di Amaltea mentre al suo fianco vi è l’albero della vita. Il tutto ad indicare con lo specchio l’inizio dell’opera, con l’albero della vita la fine e con il corno dell’abbondanza risultato. Lo specchio, secondo Serge Hutin, é anche un arredo del laboratorio dell’Alchimista. In esso infatti possono trovarsi piccoli specchi mobili che servono per captare i raggi del sole e della luna ed i flussi sottili sparsi nell’atmosfera o provenienti da lontani spazi astronomici. Mi piace citare infine lo specchio che ogni Iniziato dovrebbe possedere ed usare per realizzare il separando. Non mi dilungo nel fornire le caratteristiche costruttive che deve possedere tale oggetto o le istruzioni per l’uso. Credo che, ormai, entrambe le cose, si trovino, oltre che in diversi libri, anche in Internet, dico solo che vi è un uso dello specchio, condannato dalla chiesa come arte diabolica che, secondo il parere espresso da Bertholet nel suo “Dizionario delle Religioni’, può dare la conoscenza di cose nascoste, di avvenimenti accaduti nel passato o che accadranno nel futuro. Questo è un potere attribuito alla cristallomanzia che, in poche parole, è l’arte della divinazione in base alle visioni che si formano in un cristallo.
In un certo Ordine Esoterico, a me molto caro, viene dato il nome di “specchio” ad una sorella o fratello che, assumendo tale funzione, trasmette a chi presiede la riunione, le sensazioni ed i sentimenti profondi dei vari presenti.
Io ho scelto di utilizzare questo attrezzo sia perchè emblema della “riflessione” sia perché la prima cosa che appare nello specchio è la natura intima di chi lo adopera, la sua intima essenza. Questa però non è mai definitiva. Una certa operatività può modificarla ed occorre modificarla per ottenere il risultato che, in modo eccelso e in versi, ci ha svelato Mimmo Martinucci nelle ultime due strofe della sua splendida poesia “All’Ombra dei Silenzi”. Grazie Mimmo, a te la parola:

Quando, allo specchio, riflessa
e nuda t’appare senz’ombre,
né compromesso
la tua coscienza;

allora sei
sui giusti gradini di scala
che lenta conduce
alla LUCE
d’antica e vera Conoscenza.

La MAGIA

Da “La Filosofia Occulta o la Magia” di Enrico Cornelio Agrippa.

Coloro che vorranno dedicarsi allo studio della MAGIA, dovranno conoscere a fondo la Fisica, che rivela la proprietà delle cose e le loro virtù occulte; dovranno esser dotti in Matematica, per scrutare gli aspetti e le immagini degli astri, da cui traggono origine le proprietà e le virtù delle cose più elevate; e infine dovranno intendere bene la Teologia che da la conoscenza delle sostanze immateriali che governano tutte codeste cose. Perché non vi può essere alcuna opera perfetta di Magia, e neppure di vera Magia, che non racchiuda tutte e tre queste facoltà.

Lo stesso Cornelio Agrippa ci fornisce questa definizione della MAGIA.

La Magia è una scienza che abbraccia la contemplazione delle cose più segrete, la loro natura, la potenza, la qualità, la sostanza, la virtù e la conoscenza di tutta la natura; e ci insegna in quale modo le cose differiscano e si accordino fra di loro, producendo i suoi mirabili effetti unendo le virtù delle cose con la loro mutua applicazione e congiungendo e disponendo le cose inferiori passive e congruenti con le doti e virtù superiori.

Commemorazione dei defunti e meditazioni di Sedir

La meditazione di Sedir di questa settimana, della 44ma settimana dell’anno é relativa alla paura della morte. Io ho affrontato già quest’argomento ma più che soffermarmi sulla paura della morte, sentimento che l’iniziato non può più avere in quanto la paura della morte é legata all’ignoto mentre per l’iniziato il dopo morte non è più ignoto, e sebbene Sedir abbia affrontato l’argomento da religioso, mi sono soffermato sul dolore, sul dolore, certamente non fisico, che la scomparsa di una persona vicina a noi ci procura. Lo stesso argomento Sedir lo ha affrontato nella meditazione precedente, in quella relativa alla 43ma settimana. Voglio prima esporvi il pensiero da me espresso in altra occasione circa il dolore che puó provocare la morte di una persona vicina a noi, e di seguito riporterò anche il mio commento, già pubblicato, sulla meditazione di Sedir relativa al dolore. Lo voglio riportare sia perchè ritengo che la meditazione di Sedir relativa al dolore sia più vicina all’argomento morte, più di quanto lo sia la meditazione successiva e relativa alla settimana attuale, sia perchè questa settimana è la settimana in cui cade la commemorazione dei defunti, commemorazione che, esaminata dal punto di vista religioso è foriera di molte discussioni ed interessate divisioni. Comincio con la mia opinione sul dolore provocato dalla morte di una persona a noi cara.

Chi ha frequentato un Tempio Massonico sa che il pavimento del Tempio è a scacchi. Vi è il bianco e vi è il nero. Senza il bianco non si può conoscere il nero e viceversa. Ebbene il dolore è l’opposto della gioia. Esiste in quanto esiste la gioia. Si sente il dolore in quanto prima la stessa persona, lo stesso evento ha procurato gioia. Quando l’evento si trasforma o quando la persona si allontana, temporaneamente o definitivamente, poichè prima ha procurato gioia in noi oggi ci procura dolore. Non è un fatto legato alla crescita o alla maturità è un fatto comune alla maggior parte degli esseri umani. Il bambino, il giovincello provano gioia o dolore per fatti di minor conto, gli adulti per fatti da loro ritenuti più importanti. Del resto difficilmente accade che persone diverse provano lo stesso sentimento per la stessa situazione o per la stessa persona. I sentimenti, appunto di gioia o di dolore, esistono in questa dimensione, nella dimensione umana, terrestre. Sono procurati dai sensi fisici e sono frutto del modo in cui i nostri antenati e noi stessi abbiamo organizzato la vita terrena. Non vi è dubbio quindi che la sensazione del dolore ê conseguenza della gioia provata precedentemente. Quando la sensazione di dolore ci prende proviamo a pensare o a ricordare i momenti di gioia che allora ci sono stati dati e che oggi, non essendoci più, provocano dolore!

Esaminiamo adesso la meditazione di Sedir relativa alla settimana scorsa.

Per la quarantatreesima settimana Sedir, alla sua meditazione, ha dato il titolo “Lutti”.

Lo stesso Sedir, prima di sviluppare la meditazione, cita un versetto dei Vangeli. Per questa meditazione il versetto è tratto dal vangelo di Luca, in particolare è il versetto che si identifica con “Luca IX, 60. É uno dei versetti più enigmatici delle sacre scrittura e recita: “Lasciate che siano i morti a seppellire i morti”.

Una nota in calce alla meditazione richiama poi il 104mo canto dell’Uomo di Desiderio di Luis Claude de Saint Martin e, in particolare il brano che dice: “All’entrare nel mondo futuro, la Vita Spirituale inizierà a farsi sentire in tutte le facoltà del nostro essere”.

La citazione biblica, in testa alla meditazione, é dello stesso Sedir (una citazione biblica accompagna tutte le 52 meditazioni), mentre la nota è del curatore e traduttore Antares.

In questa, come in tutte le altre meditazioni, siamo in presenza di un magico incontro tra esoterismo e religione, naturale per Sedir e sottolineato dalla sagacia del curatore. In maniera più esplicita tale accostamento lo evidenzia Antares con la nota che richiama al canto di Saint Martin in cui lo stesso concetto espresso dal Vangelo di Luca in maniera criptica, è reso più comprensibile sia ai profani che, e a maggior ragione, a coloro che intendono percorrere la via Iniziatica.

La meditazione di Sedir parte dal sentimento terreno. La perdita di un nostro caro ci addolora, ci affligge. Cerchiamo in varia maniera di attirarlo a noi, ricorriamo alle preghiere, alle invocazioni, a volte anche alle sedute spiritiche. In buona sostanza il nostro egoismo fa sì che la persona cara che ha perso l’involucro terreno, si occupi ancora di noi e dei nostri sentimenti e non di ciò che il naturale progetto dell’Ente Emanante, della Divinità, gli ha riservato per il compimento dell’opera.

Agendo guidati dal sentimento terreno, sentimento che ci condiziona, prevale il ricordo della tenerezza, dell’affetto, dell’amore, del sentimento di amicizia che ha creato fra di noi un meraviglioso rapporto in questa dimensione. Sembra quasi che non lo si voglia lasciare andare “ad occuparsi interamente delle loro nuove ed inaspettate necessità” come dice lo stesso Sedir.

Ma, dice Luca nel suo Vangelo: “Lasciate che siano i morti a seppellire i morti” in quanto, come dice Saint Martin “All’entrare nel mondo futuro, la Vita Spirituale inizierà a farsi sentire in tutte le facoltà del nostro essere”.

Queste due piccole, meravigliose espressioni, ci consentono di pervenire a due risultati, entrambi da noi ricercati con forza e determinazione. Il primo risultato è il superamento della paura della morte; ci dice Saint Martin che solo dopo la morte, l’unica vita eterna, la vita spirituale, si farà sentire in tutto ciò che ha composto la nostra essenza, in maniera visibile durante l’intervallo tra la vita e la morte, e continuerà a comporci, in maniera invisibile al resto della manifestazione, dopo che avremo lasciato l’involucro che ha reso visibile la nostra composizione.

Il secondo risultato lo si raggiunge considerando il momento del trapasso dei nostri cari non come una definitiva scomparsa della loro presenza da noi ma come un momento di perfezionamento della loro essenza. Non dobbiamo essere noi a seppellire i morti cercando di prolungare nel nostro affetto, nei nostri sentimenti, la loro vita terrena, ma lasciamo che siano gli altri morti a seppellirli. Loro conoscono il posto che il progetto divino ha riservato ai nostri cari defunti e l’essenza dei nostri cari si mescolerà alla loro essenza per portare avanti un progetto che non é più nostro.

Un ultimo accenno alla commemorazione dei defunti.

Quella dei defunti é una celebrazione fatta propria dalle religioni. Nonostante però le varie religioni la fanno cadere anche in altri periodi dell’anno, io credo, ed é una mia convinzione personale, che posizionarla in questo periodo sia una scelta legata ai cicli cosmici che sono poi i cicli della nostra terra. Molte religioni, fra cui la cristiana, dopo diverse peripezie che non sto a narrarvi, hanno portata la celebrazione appunto in questo periodo. Eccovi la mia opinione.

Le celebrazioni religiose sono spesso collegate con i processi che subisce la terra e tutto ciò che in essa e per essa vive. Le vicissitudini degli elementi che popolano questa terra sono strettamente collegati con lo scorrere nel cosmo degli elementi che attribuiscono alle costellazioni, ai pianeti e alle stelle caratteristiche particolari. A causa di queste caratteristiche i pianeti, le costellazioni, le stelle, si influenzano tra di loro e la loro influenza è recepita dagli elementi che si trovano in ognuna di loro.

La nostra terra ha un periodo di 365 giorni, di dodici mesi. Ognuno dei periodi, anche se non coincide perfettamente con l’inizio e la fine del mese, risente della influenza esercitata dalle costellazione o dai pianeti alla terra più vicini. Ricordiamoci infatti che così come ogni azione o pensiero, produce vibrazioni o energia la stessa produzione di vibrazioni o energia avviene a causa della reciproca influenza dei vari mondi celesti.

L’intelligenza umana, come ho già detto, ha diviso, sulla base delle conoscenze alle quali può accedere stando così le cose, l’intero anno in dodici mesi e, sempre all’intero anno ha attribuito quattro stagioni. Ogni stagione è composta quindi da tre mesi ognuno dei quali è influenzato da una costellazione. La costellazione, a sua volta, è legata ad uno degli elementi che compongono tutte le manifestazioni del cosmo. Avremo infatti i segni di terra, di acqua, di aria e di fuoco.

L’insieme composto dalla costellazione e dall’elemento entrambi influenti in un dato giorno o periodo, producono sia nel pianeta che nel cosmo determinate reazioni.

Il periodo è la stagione ma la caratteristica della stagione stessa non si realizza improvvisamente all’inizio per dar spazio ad altra caratteristica alla fine della stessa. Tutto avviene gradualmente ed ogni giorno in cui si verifica la caratteristica stagionale è pur esso influenzato dagli astri, dai pianeti, dalle costellazioni in modo diverso anche se confluente ad un unico risultato.

Andiamo adesso alla ricorrenza dei defunti. Essa, nella maggior parte dei paesi di questo mondo si celebra i primi giorni di novembre. Esaminiamo quali sono le confluenze astrali in questo mese ed in questi giorni.

Il mese di novembre, ed in particolare il giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, fa parte della stagione autunnale e cade sotto la costellazione dello scorpione. L’autunno è la stagione in cui prima si raccoglie e poi si semina. Il mese di novembre é il mese della semina ed il seme sepolto nella terra inizia la sua putrefazione (ricorda l’alchimia) per riposare durante il periodo invernale e poi rinascere in primavera. Morte e rinascita. La costellazione dello scorpione imprime agli esseri che popolano la terra il carattere che le é proprio. La morte e la rinascita. Ciò che avviene sulla terra, anche se in maniera diversa da regione a regione, da territorio a territorio, tende ad assumere il carattere simbolico della morte e della resurrezione. La costellazione dello scorpione fa assumere anche il carattere della scelta, altra caratteristica del periodo autunnale, scelta, rafforzata dal segno di acqua, fra il ritorno agli affanni terreni o una resurrezione che ti dirige alla divinità. In alcune parti del mondo e per alcune religioni, la scelta é già stata fatta dai sacerdoti o dai religiosi, per conto dell’umanità. Si va verso il divino ed in questi luoghi si celebra solo una parte della cerimonia: la visita ai defunti e il loro ricordo celebrato in tante maniere, con banchetti sulle tombe o con una semplice visita alle tombe arricchite per l’occasione di fiori. In altre parti del globo però la scelta deve esser fatta proprio dagli uomini, che rappresentano il seme sparso nella terra dal contadino sebbene quella del seme sia una scelta non dipendente dalla sua volontà.

Entrambe le tradizioni hanno in comune l’utilizzo dei fanciulli, dei bambini, per sancire o operare la scelta. I bambini sono stati sempre protagonisti di questa ricorrenza. In una tradizione, in quella religiosa in cui la scelta è stata compiuta, i bambini, unici protagonisti della ricorrenza ed in tal caso rimasti parte della commemorazione senza alcun perché se non per un vago ricordo dell’esoterismo da cui la religione deriva, vengono premiati dai defunti con dolcini consegnati, in genere, durante la notte. Nell’altra tradizione i piccoli si vestono da mostri che richiamano i defunti e vanno di casa in casa per proporre agli uomini la scelta: dolcetto, se scegli la resurrezione nel divino, scherzetto, che colui che é interpellato subisce, se scegli di ritornare alla vita umana. Entrambe le tradizioni hanno il loro fascino ma mentre la prima si limita ad un ricordo in quanto la scelta é già stata effettuata dalla religione, la seconda ti premia o meno secondo la scelta che fai. Ricorda molto, la seconda, l’iniziazione degli Ordini Esoterici. Consentitemi un’ultima osservazione. I bambini non sono i protagonisti, per caso, nelle varie forme di commemorazione. I bambini sono il vero ponte fra il mondo manifesto, il mondo dei visibili, ed il mondo emanato, il mondo degli invisibili eterni. Sono i protagonisti in quanto solo loro, fra gli abitanti del mondo visibile, sono PURI, non ancora inquinati, come lo sono gli adulti.

Antonio Urzì Brancati

Feste della Natura di Andrea Papandreu

comespecchio.wordpress.com/

Questo scritto mi é stato inviato da un caro Fratello greco, da Andrea Papandreu. Lo voglio riproporre non solo perchè il Fratello Papandreu é un cultore intelligente dell’esoterismo espresso dalla religiosità dei greci antichi, ma anche per far conoscere ai miei amici la vera sostanza della religione greca ed il suo esoterismo nascosto dal raccontino o dall’eterno poema. È un piacere leggere ciò che scrive Papandreu e vi voglio rendere partecipi di questo godimento dell’anima.

F E S T E D E L L A N A T U R A

Secondo la tradizione Ellenica

CHE COSA SONO LE FESTE NATURALI?

Per tutti gli ordini esoterici, i due equinozi (autunnale e primaverile) e i due solstizi (invernale ed estivo) costituivano e costituiscono dei giorni di particolare importanza sin dall’ antichità, dato che era nota la loro importanza decisiva per lo sviluppo delle sostanze della Natura. Queste feste si chiamano “feste naturali” per il fatto che si collegano con i rispettivi quattro eventi naturali, i solstizi e gli equinozi, che costituiscono le quattro tappe evolutive delle sostanze della Natura, all’ interno del circolo annuale.

Il primo ad istutire la celebrazione delle feste naturali è stato il Divino Orfeo. Egli ha vissuto in era preistorica e di conseguenza non esistono dati storici sulla sua esistenza e sulla sua opera, tranne la tradizione. ‘E stato il primo mistagogo, vale a dire la prima persona l’ intelletto della quale tramite la lunghezza e la penetrabilità dei suoi raggi ha raggiunto i limiti dei mondi superiori e di là ha tratto conoscenza divina, la quale dà la possibilità agli esseri cogitativi a svilupparsi e ad entrare negli ambienti degli immortali ed alla divina beatitudine.

Come è noto, oggi come oggi, le feste ufficiali comprendono delle feste, chiamiamole adottive (per esempio Natale e Pasqua) che hanno sostituito le rispettive feste naturali, e la maggior parte della gente le festeggia senza conoscere il loro significato simbolico. Attualmente, le Feste Naturali possiedono valore e significato (e di conseguenza vengono celebrate) solamente da chi ha delle concezioni fisiocratiche e sente la necessità di manifestare in questo modo la propria adorazione alla Divina Natura, e di partecipare, a seconda delle possibilità alle elaborazioni che hanno luogo nella Natura per portare a termine il progetto divino. Naturalmente gli istitutori delle religioni moderne che possedevano la sapienza hanno tenuto conto delle tradizioni arcaiche ed hanno cercato di adattare le feste delle fedi nuove a quelle naturali.

Ma qual’ è il mistero dell’ opera divina della Natura? Se conoscessimo in profondità chi ha contribuito alla creazione della madre Gea (Terra), chi ha contribuito al suo movimento ed ai suoi rapporti con gli altri corpi celesti, saremmo in grado di conoscere le cause di tali fenomeni e gli scopi ai quali mirano. Esattamente questo costituiva l’ ideologia degli antichi misteri, che conoscevano i contribuenti della creazione dell’ essere umano, lo scopo che appaga lo spirito umano nella forma umana e l’ influenza che esercita l’ ambiente della Terra.

In generale, i misteri Ellenici (di Eleusi, Delfi, Dodone, Samotracia, Creta e tanti altri) rivelavano che dopo la conformazione della madre Gea (Terra) e la costituzione delle forme sulla sua superficie, venne prodotta con il contributo dei raggi del Sol Invinctus la sua anima, la quale ha condotto alle forme animali sviluppate fino alla costituzione dell’ essere umano. Di conseguenza l’ anima umana ha come madre Gea (Terra) e padre Helios (Sole). I raggi del Sole Divino hanno trasmesso alla madre Terra il seme della forma umana e dopo questa lo ha alimentato, lo ha manifestato quale Essere umano. Quindi, l’ anima sin dalla sua costituzione fino al suo arrivo ad un organismo umano ha seguito la stessa trasformazione che ha seguito la madre Gea (Terra). Così, l’ anima, fino a conformarsi ad Essere pensante e con la possibilità di manifestazione di sentimenti, ha passato quattro stati. In particolare, all’ inizio ha passato la tappa della coltivazione delle idee da fecondare, poi la tappa della manifestazione di tali idee, in seguito la tappa dell’ armonizzazione di tali idee alle rispettive della divina Natura ed infine la tappa della trasformazione di queste idee in frutti che possono conservare la formula dell’ organismo umano.

I Pitagorici celebravano quattro feste durante l’ anno, durante i due equinozi ed i due solstizi, per manifestare l’ adorazione alla Natura, per il fatto che credevano che l’ adorazione nei confronti della Natura, è la più sacra di tutte. In merito Pitagora stesso diceva: “L’ adorazione della Natura comprende tanto le sue parti peculiari quanto anche il suo spirito. Al contrario una adorazione verso una persona, la separa dalla Natura e la sottovaluta. Diceva, adoriamo gli Dei quali padroni delle potenze della Natura e non quali ego (io) individuali della medesima. Gli ego (io) individuali della Natura gli onoriamo solamente per le loro opere.”

L’ EQUINOZIO AUTUNNALE

L’ equinozio autunnale avviene il 23 settembre. In questa data il Sole entra nella costellazione della Bilancia (Con la dominazione di Εστία – Vesta -) e così dal punto di vista astronomico entriamo alla stagione dell’ autunno.

Che cosa simbolizza l’ equinozio autunnale del Sole?

L’ equinozio autunnale del sole simbolizza sul piano spirituale l’ apparizione dell’ anima umana (3° FASE: LOGICA – NOETICA), la quale passerà la prima tappa del suo sviluppo che è la coltivazione dei semi delle Idee da fecondare. Tali semi vengono posti in gestazione durante le successive incarnazioni, con l’ influenza della legge dell’ αντιπεπονθός (destino – karma).

Durante l’ equinozio autunnale gli Orfici manifestavano la loro adorazione alla Natura per il fatto che portava nel loro Essere le Creature. Principalmente però, la celebrazione della festa veniva rivolta al fatto dell’ apparizione dell’ anima umana. Quest’ anima la chiamavano Κόρη Πρωτογόνη, (Figlia Primordiale – Primogenita), studiavano le sue manifestazioni tramite le quali è arrivata a distinguersi quale essere noetico (intellettivo) della Natura. La prima iniziazione ai misteri Orfici aveniva immediatamente dopo l’ equinozio autunnale e riguardava quelli che entravano per la prima volta. Durante tale iniziazione venivano fatte delle rivelazioni in merito alla costituzione della madre Gea (Terra). Il tempo da tale iniziazione fino all’ iniziazione seguente che aveniva durante il solistizio invernale, era il periodo durante il quale l’ anima dell’ iniziato doveva rendersi capace per fecondare l’ ideologia Orfica.

Nei misteri di Eleusi durante l’ Equinozio d’ autunno si eseguiva l’ ammissione dei profani. All’ atto dell’ ammissione veniva celebrata una lunga cerimonia relativa all’ apparizione all’ Essere della Κόρη Πρωτογόνη, (Figlia Primordiale – Primogenita). Dicevano che la Κόρη Πρωτογόνη, (Figlia Primordiale – Primogenita), è figlia di Ourano (Cielo) che simbolizza lo spazio immenso vale a dire la Sostanza Continua o Indivisibile – e della Gea (Terra) – che simbolizza la sostanza Individuale o Divisibile -. Con questa cerimonia gli Iniziati di Eleusi rendevano gratitudine alla divina Natura la quale ha creato, l’ Essere animico di ogni entità. Così, gli Iniziati avevano quale primo obiettivo di esaminare chi era la Κόρη Πρωτογόνη, (Figlia Primordiale – Primogenita), vale a dire come apparì l’ anima della Natura.

CHE COSA SIMBOLIZZA IL PERIODO DALL’ EQUINOZIO AUTUNNALE FINO AL SOLISTIZIO INVERNALE?

Il periodo dall’ equinozio autunnale fino al solstizio invernale simboleggia nel piano spirituale l’ era durante la quale l’ anima ha potuto accogliere le influenze di Urano (Cielo), conformare il carattere morale dell’ uomo e istituire la sua coscienza in modo da regolare la propria vita in armonia con i suoi simili. Nel piano vegetale abbiamo la coltivazione della terra, la quale così si prepara per accogliere i semi, la seminazione e la gestazione degli spermi all’ interno del terreno fertile dalle pioggie d’ autunno.

Gli Orfici consideravano il periodo dall’ equinozio d’ autunno fino al Solstizio d’ Inverno come corrispondente alla prima tappa del genere umano, durante la quale l’ anima umana è riuscita a manifestare le proprie potenzialità che le hanno permesso di essere caratterizzata come Essere realmente cogitativo. Quale essere pensante è riuscita ad accogliere le influenze del cielo, conformare il suo carattere morale e istituire la sua coscienza in modo da regolare la sua vita in armonia con i suoi simili. Così è riuscita a trovare la strada per la costituzione delle società umane per garantire il loro progresso. Le variazioni atmosferiche in questo periodo, che sono l’ immagine allegorica vivente della prima storia del genere umano. La precipitazione delle acque durante tale periodo, dicevano che raffigura i raggi di luce che scendono dal cielo. Inoltre, dicevano, che come viene coltivata la Terra per manifestare il germogliamento, così devono essere coltivate anche le anime umane per manifestare le loro potenze e per trasformarle in idee e sentimenti. Nella stessa maniera con la quale le acque rendono fertile la Terra per la coltivazione dei semi dai quali apparirà anche la vegetazione e da questa i fiori e le frutta, così anche le anime umane manifesteranno le loro idee ed i loro sentimenti.

I Misteri di Eleusi hanno raffigurato il periodo dall’ Equinozio d’ autunno fino al Solstizio d’ inverno, come corrispondente al periodo che la madre Gea (la Terra) si riposa e riorganizza le proprie forze per prepararsi ad accogliere in seno i semi delle frutta da fecondare. Inoltre, tranne le cerimonie interne, avevano anche manifestazioni esterne. Così, durante gli inizi d’ Autunno soggiornavano nel Partenone, delle vergini della città di Atene, le quali tessivano il velo della dea della Sapienza. Tali vergini, che rimanevano là per sei mesi per completare la loro opera, allegorizzavano la purezza d’ anima la quale durante i mesi d’ Autunno e d’ Inverno riceverà il seme dell’ ideologia divina, lo coltiverà e lo manifesterà con i suoi risultati e tessirà il velo che quando lo indosserà sarà proclamata figlia della Sapienza.

IL SOLSTIZIO D’ INVERNO

Solstizio d’ inverno abbiamo il 22 Dicembre. In questa data il Sole entra alla costellazione del Capricorno (Dominazione di Ήφαιστος – Vulcano e Dioniso) e così dal punto di vista astronomico entriamo alla stagione invernale.

CHE COSA SIMBOLIZZA IL SOLSTIZIO D’ INVERNO?

Il solstizio d’ inverno simbolizza sul piano spirituale l’ anima umana la quale ha raggiunto i confini dell’ intendimento, in modo da rendersi capace a manifestare le apposite potenzialità che le permeteranno di venire in contatto con l’ Urano (Cielo) in modo che con l’ influenza dell’ Urano (Cielo) si manifesti tale capacità per ottenere maggiore conoscenza (4° FASE : DI INTENDIMENTO CONOSCITIVO). Questa conoscenza la porterà in uno stato da conoscere i mezzi di progresso ed ascesa spirituale. Inoltre si rende capace a manifestare i semi delle Idee allo spirito umano. Tali semi vengono portati a gestazione durante le successive incarnazioni, sotto l’influenza della legge dell’ αντιπεπονθός (destino-karma) ed in seguito con l’ ausilio delle entità spirituali manifestate.

Gli Orfici, durante il solstizio d’ inverno, festeggiavano la nascita di Dioniso Zagreo, del potenziale liberatore delle anime umane dall’ Ade. Questa festa era di grande importanza per il fatto che durante la medesima veniva rivelato che l’ anima umana ha raggiunto tali confini di intelletto da manifestare delle potenzialità tramite le quali potrà venire in contatto con l’ Urano (Cielo). Dall’ influenza dell’ Urano verranno manifestate alla medesima delle capacità per l’ ottenimento di maggior conoscenza. Questa sapienza la porterà a conoscere i mezzi di ascesa spirituale che condurranno alla via dell’ immortalità. La seconda iniziazione ai misteri Orfici avveniva durante il giorno del solstizio d’ inverno o immediatamente dopo. Il tempo da tale iniziazione fino a quella seguente che avveniva durante l’ Equinozio di primavera era il tempo durante il quale il recipendiario doveva manifestare nel proprio intelletto il seme dell’ ideologia Orfica.

Nei Misteri di Eleusi, il solstizio d’ inverno viene simbolizzato con il ratto di Persefone (Proserpina), della figlia casta di Zeus e della dea Dimitra (Cerere), dal dio dell’ Ade Plutone. La discesa di Persefone (Proserpina) all’ Ade non significa caduta perchè Persefone (Proserpina) è l’ anima luminosa discesa all’ Ade in assolvimento della Legge di solidarietà, vale a dire per appagare i propri obblighi che ha ogni anima luminosa nei confronti delle anime che si trovano al buio. Segue discesa del proprio fidanzato Dioniso e della madre Dimitra (Cerere) che rivelano agli uomini la coltivazione del grano e dell’ uva che sono sempre stati i simboli per eccellenza di tutti i misteri inclusi quelli cristiani. Il grano e l’ uva costituiscono mezzi di trasformazione, e rispettivamente si trasformano in corpo e sangue di Cristo, qualsiasi Cristo. Gli iniziati di Eleusi (i quali come abbiamo visto durante l’ equinozio d’ autunno onoravano la nascita della Κόρη Πρωτογόνη, (Figlia Primordiale – Primogenita), che è figlia dell’ Urano – Cielo (sostanza continua) e della Gea – Terra (sostanza individuale) per camminare verso la Luce, ha bisogno anche di altra mescolanza, con le forze dell’ Urano (Cielo) ed esattamente tale mescolanza simboleggia il Solstizio d’ inverno. Tale mescolanza allegorizzano anche le unioni delle Nimfe con i Dei.

Da notare che durante il Solstizio d’ inverno nascono tutti gli eroi spirituali ed i grandi maestri di conoscenza mistagogica che sono stati i precursori di tutte le religioni antiche, come Dioniso e Cristo. Tale nascita non simboleggia l’ apparizione in Terra delle loro esistenze organiche, ma l’ immagine allegorica della loro rinascita spirituale e dell’ esistenza delle loro nature titaniche. ‘E ancora importante che tutti nacquero dalla mescolanza di Spirito e di Vergine.

CHE COSA SIMBOLIZZA IL PERIODO DAL SOLSTIZIO D’ INVERNO FINO ALL’ EQUINOZIO PRIMAVERILE?

Il periodo dal solstizio d’ inverno fino all’ equinozio primaverile simbolizza la stagione durante la quale l’ anima umana respinge le passioni e cammina verso la propria rinascita spirituale, la quale avrà luogo durante l’ equinozio primaverile. Sul piano vegetale si esegue l’ incubazione ed il germogliamento dei semi, vale a dire la nascita di nuove piante sul terreno fertile dalle piogge autunnali. Di conseguenza è la stagione della manifestazione della vita vegetale e della sua germinazione.

Gli Orfici consideravano questo periodo quale immagine allegorica della preparazione delle anime umane, durante il quale vengono manifestati dalle anime dei sentimenti e le vere Idee Naturali. Con l’ ausilio di queste possono proseguire verso la loro rinascita spirituale che avviene durante l’ equinozio primaverile e nel periodo che segue, per il fatto che allora i raggi della luce solare sono più caldi e così danno la possibilità per la manifestazione della Legge di Φάνης. I fiori e gli odori che si manifestano con la germinazione verso la fine di questo periodo, costituiscono secondo il divino Orfeo, l’ immagine allegorica che presenta le manifestazioni di quelle anime umane che ormai proseguono verso l’ immortalità e le quali anime portano alla loro natura quello che raffigura la risata di Φάνης.

Dal solstizio d’ inverno la durata del giorno aumenta. Gli iniziati di Eleusi dicevano che il giorno simbolizza la luce e la notte il buio, e che solo le anime degli iniziati proseguono dal buio verso la luce, mentre le anime dei profani rimangono al buio. Questo andamento dell’ anima dell’ iniziato verso la Luce celebravano gli Iniziati di Eleusi al solstizio d’ inverno.

L’ E Q U I N O Z I O P R I M A V E R I L E.

L’ Equinozio primaverile avviene il 20 Marzo. In questa data il Sole entra alla costellazione dell’ Ariete e così dal punto di vista astronomico entriamo alla stagione della primavera.

CHE COSA SIMBOLEGGIA L’ EQUINOZIO PRIMAVERILE?

L’ equinozio primaverile simboleggia sul piano spirituale la morte della natura titanica dell’ uomo (la quale ha come sua legge la morte) e la sua resurrezione alle nature spirutuali del mondo spirituale degli immortali (5° FASE : DELLA SAPIENZA). Contemporaneamente simboleggia la morte delle passioni della natura titanica degli iniziati e l’ apparizione (invece delle passioni) di quelle virtù che garantiscono il trionfo degli iniziati sulla legge della morte.

Gli Orfici simboleggiavano l’ equinozio primaverile con la morte (vale a dire la trasformazione) di Dioniso Zagreo e e la sua rinascita con l’ intervento di Dea Atena (cioè dello spirito sapiente) dalla natura di Zeus Olimpio quale Dioniso Anthios (Fiorente), il quale in seguito si trasforma a Dioniso Eleutereo (Liberatore), cioè il liberatore delle anime umane dai legami della materia ed in generale della loro natura materiale. Così Dioniso Zagreo da divinità ctonia viene trasformato in divinità celeste, Dioniso Liberatore. Il giorno dell’ equinozio primaverile celebravano dei simposi i cosidetti ωμοφάγια (consumo di carne cruda) durante i quali sacrificavano il Toro Dionisiaco per mangiare le sue carni. Ma chi era il Toro Dionisiaco? Viene spontaneo il confronto con i misteri di Mitra che hanno seguito. Con questa allegoria il divino Orfeo ha sapientemente nascosto una grande verità che potevano comprendere solamente gli iniziati profondamente ai misteri Orfici. In questa sede possiamo dire poco: Dioniso è figlio di Zeus. Il Toro è uno dei risvolti della Legge di Φάνης (Fanis significa Luminoso – da φώς che significa luce), il quale assimilato alla natura di Zeus, ha concesso a Zeus i poteri spirituali del Cielo (e ciò raffigura la deificazione). Uno dei figli di Zeus porta quale simbolo il Toro e quello tra gli Iniziati dei misteri Orfici che poteva conoscere e valutare tale verità, questo figlio di Zeus avrebbe potuto comprendere il concetto simbolico del Toro. La combinazione di Dioniso e Toro costituiscono la base della grande verità rivelata dal divino Orfeo, per il fatto che porta alla soluzione del problema in merito all’ immortalità dell’ anima umana. La terza iniziazione ai misteri Orfici avveniva durante l’ equinozio primaverile. Il tempo da tale iniziazione fino a quella seguente che avveniva al solstizio d’ estate era il tempo durante il quale il recipendiario doveva manifestare una ideologia armonica proporzionale ai colori manifestati di questa stagione come anche sentimenti armonici proporzionali agli aromi dei fiori di questa stagione. Secondo gli orfici gli aromi ed i colori di questa stagione rappresentano l’ anima umana che prosegue alla deificazione, la quale ha respinto il buio ed ormai è destinata a ressurrezione spirituale divina.

Ai misteri di Eleusi l’ equinozio primaverile veniva simboleggiato con la liberazione di Persefone (Proserpina) dal regno di Plutone (che è una divinità ctonia). Chi effettua tale liberazione è Dioniso Eleutereo (Liberatore) che è una divinità Celeste. Questo simbolismo dei misteri di Eleusi, indica anche l’ ulteriore azione delle entità spirituali. Inoltre consideravano che l’ equinozio primaverile rappresenta la morte dell’ organismo titanico delle anime umane, la loro trasformazione e la loro rinascita alle nature spirituali proprie del mondo spirituale. Inoltre celebravano la festa di “Panathinea” in onore della dea Athinà (Minerva), in parallelo con delle cerimonie interne che non sono tutte note.

Alla religione Cristiana abbiamo un simbolismo analogo che è la morte sulla croce di Cristo ed in seguito la sua ressurrezione che viene festeggiata esattamente dopo l’ equinozio primaverile. Da notare che quasi tutte le religioni comprendono tale simbolismo (cioè i loro eroi o profeti muoiono ed in seguito resuscitano durante l’ equinozio primaverile). A questo punto bisogna chiarire che la morte non ha il senso della sparizione ma della trasformazione e quindi dello sviluppo.

CHE COSA SIMBOLEGGIA IL PERIODO DALL’ EQUINOZIO PRIMAVERILE FINO AL SOLSTIZIO ESTIVO?

Il periodo dall’equinozio estivo fino al solstizio estivo sul piano spirituale simboleggia il periodo della rinascita e della metamorfosi delle anime umane a nature spirituali, appartenenti al mondo spirituale come anche la loro preparazione per la separazione completa dal buio. Sul piano vegetale è la stagione della trasformazione della vegetazione e della manifestazione dei fiori e dei loro colori.

Il periodo fino all’ iniziazione seguente, veniva considerato da parte degli Orfici, come necessario perchè il recipendiario manifesti ideologia armonica, come in armonia sono manifestati i colori dei fiori di questa stagione.

Secondo gli Iniziati di Eleusi il periodo tra equinozio primaverile e solstizio estivo è quello durante il quale lo spirito ascendente cammina verso la deificazione.

IL SOLSTIZIO ESTIVO

Il solstizio estivo avviene il 21 Giugno. In questa data il Sole entra alla costellazione del Cancro (con la dominazione di Apollo) e così, dal punto di vista astronomico, entriamo alla stagione estiva.

CHE COSA SIMBOLEGGIA IL SOLSTIZIO ESTIVO?

Il solstizio estivo simboleggia sul piano spiritule la separazione completa dell’ anima dal buio e la sua ammissione al giorno perpetuo (6° FASE : di IMMORTALITA’. Viene separata dal buio l’ anima che ha respinto le passioni umane ed è stata liberata dai legami del proprio passato. Così l’ anima ottiene l’ immortalità.

Durante il solstizio estivo, gli Orfici celebravano delle feste riferite al trionfo contro la legge della morte delle nature titaniche di Dioniso Eleutereo (Liberatore). Durante queste feste manifestavano anche la loro adorazione nei confronti del divino creato che ha raggiunto tramite le manifestazioni delle sue Leggi all’ apparizione delle leggi di Deificazione dei suoi esseri. Inoltre, esprimevano la loro gratitudine ai suoi figli deificati sotto la tutela dei quali venivano posti con la loro volontà. Durante le feste che celebravano gli Orfici al solstizio estivo prendevano parte solamente quelli che erano passati da tutti i gradi dell’ iniziazione orfica ed i loro simposi non erano costituiti semplicemente dagli ωμοφάγια (consumo di carne cruda) ma da cibo che chiamavano ambrosiaco e dalla bevanda che chiamavano vino Dionisiaco. Il colmo delle manifestazioni degli Orfici era costituito dalla manifestazione di gratitudine nei confronti di Dio Apollo, il Dio dell’ eterna giovinezza, il quale in questa ora dell’ anno, consegnava la propria lira al Divino Orfeo per toccare le sue corde e per trasmettere alle anime degli iniziati i suoi suoni per armonizzare le loro potenze spirituali alla natura spirituale del Dio dell’ eterna giovinezza. La quarta ed ultima iniziazione dei misteri Orfici veniva eseguita durante il solstizio estivo, quando i raggi del Sole sono più intensi e maturano le frutta. Il calore dei raggi Solari di questa stagione raffigurava i pensieri lucenti degli iniziati perfetti e la fecondità delle frutta dell’ ideologia divina che gli Ierofanti lasciavano ai loro successori.

Gli Iniziati di Eleusi, durante il solstizio estivo, celebravano una festa in gloria della Figlia Persefone (Proserpina) resuscitata ed in gloria di Dioniso Eleutereo (cioè del liberatore delle anime umane). Persefone è l’ anima della Gea (Terra), la quale è passata da tutti gli stati delle quattro stagioni ed in seguito venne ascesa all’ Olimpo (vale a dire al paese di vita eterna dello spirito). Prima di ragiungere il paese della vita eterna, sposò Dioniso Liberatore e così vivrà con esso la giovinezza e la gioia eterna. Ecco quale è il destino dell’ anima dei divini Iniziati e lo hanno rivelato chiaramente gli Iniziati di Eleusi. Loro dicevano che durante il solstizio estivo matura il grano, la seminazione, la germinazione e la maturazione raffigura l’ anima dell’ iniziato sviluppata verso la deificazione. ‘E stata Dimitra (Cerere) la dea della Terra quella che ha insegnato la coltivazione del grano. Il grano costituisce un mezzo di trasformazione. Viene trasformato in corpo di Cristo, qualsiasi Cristo. Dopo il grano appare l’ uva, il simbolo di Dioniso. Il succo dell’ uva costituisce un altro mezzo di trasformazione. ‘E il sangue di Cristo, qualsiasi Cristo.

Gli Iniziati di Delfi, durante il solstizio estivo celebravano una cerimonia analoga in gloria di Febo Apollo.

CHE COSA SIMBOLEGGIA IL PERIODO DAL SOLSTIZIO ESTIVO FINO ALL’ EQUINOZIO D’ AUTUNNO?

Il periodo dal solstizio estivo fino all’ equinozio d’ autunno simboleggia sul piano spirutuale il periodo durante il quale: A) Le anime degli iniziati che hanno respinto definitivamente il buio, sono state separate dall’ ambiente terrestre e sono entrate al giorno perpetuo. 😎 Quelle anime però che non sono riuscite a respingere il buio e rimangono all’ ambiente terreno devono mietere le frutta di quanto raggiunto fino a quel momento, ricostituire le loro forze e continuare i loro sforzi. Osserviamo che nella tradizione ellenica non esiste castigo, perchè ciò sarebbe contrario alla Sesta Legge Naturale – quella dello Sviluppo – ma semplicemente continuazione degli sforzi. Sul piano vegetale abbiamo la trasformazione dei fiori in frutta, la maturazione delle frutta e la loro collezione, che serviranno per la nostra manutenzione durante l’ inverno.

L’ INFLUENZA DEL SOLE

Le metamorfosi e lo sviluppo delle sostanze della Natura sopra la Terra costituiscono il risultato dell’ influenza del Sole, perchè, è il Sole quello che dà il ritmo al nostro sistema planetario e la vita nel senso più largo. I vari fenomeni che avvengono sopra la Terra testimoniano l’ influenza vitale del Sole sulla Terra per il fatto che il Sole è quello che compone oggi per decomporre domani e per ricomporre più tardi. Con l’ ausilio della luce del sole un seme semplice si trasforma in quercia e con i suoi raggi di varia intensità vengono provocate le varie funzioni ad ogni organismo. Il sole con le varie radiazioni risveglia gli spermi delle Idee ed aiuta gli esseri ad uno sviluppo ascendente. Perchè siano più immediati gli esiti di tali influenze all’ uomo, esso deve curare ad annullare ogni reazione degli elementi della sua natura inferiore. Come è evidente da quanto riferito in precedenza, nostro dovere di primo ordine è rivolgersi verso Febo Helios (il Sole), il donatore di vita e simbolo del Logos Supremo e manifestare la nostra gratitudine nei suoi confronti.

A. PAPANDREOU

[La traduzione del testo venne stesa in occasione del Solstizio d’ inverno 2011]

Simbolo e anagogia

Simbolo e simbolo anagogico.

Da uno scritto di Pietro Negri nel gruppo di Hur.

I simboli sono dotati di una virtù anagogica. Naturalmente, non tutti i simboli sono dotati di tale virtù. Per estensione, invero, si dà talora il nome di�simboli a delle semplici sigle o caratteri, aventi, unicamente o�quasi, solo valore di rappresentazione. Così, i simboli della�matematica e della chimica non posseggono, almeno come tali, simile�virtù anagogica; ed è possibile, in questi campi, attribuire uno�stesso senso a simboli ben diversi; per esempio, l’operazione della�moltiplicazione algebrica la si può indifferentemente indicare col�simbolo usuale della croce e con quello del punto”.

La distinzione tra un simbolo anagogico ed uno che non lo è va fatta�in base al contesto nel quale il simbolo si trova. La distinzione può�non essere sicura quando il contesto è ambiguo. Se io trovo ad es. una�serie di simboli alchimistici non accompagnati da nessuna spiegazione,�è piuttosto difficile decidere se l’autore volesse indicare una�semplice operazione chimica o una operazione di alchimia interiore.�Ma, se come avviene per la Porta Ermetica di Roma, i simboli sono ad�es. accompagnati da una serie di aforismi di evidente contenuto�esoterico, non possono esserci dubbi sull’uso anagogico dei simboli�stessi. I simboli hanno sempre una funzione rappresentativa (“stare in�luogo di”). I simboli comuni hanno però solo un valore descrittivo,�non accompagnato da un intento magico: ad es. una carta topografica�descrive simbolicamente e in scala il territorio in essa�rappresentato. I simboli anagogici hanno invece un valore magico, cioè�rappresentano ciò che magicamente si vuole ottenere. I simboli�matematici, come del resto tutti gli altri, hanno un valore anagogico�o meno, a seconda del contesto. Un triangolo è un simbolo comune in un�problema di geometria, ma può assumere valore anagogico se è stato�disegnato per propiziare ad es. la conoscenza di un certo piano�iperfisico. In genere un simbolo, anche comune, non viene mai�introdotto casualmente, ma ha sempre, nella mente di chi lo introduce,�una qualche relazione con ciò che si intende rappresentare. Si possono�tuttavia distinguere simboli più universali (signaturae rerum), che�cioè sono associati con facilità dalla maggioranza delle persone a�ciò che vogliono rappresentare e simboli più personali, che cioè sono�associati a ciò che rappresentano nella mente di chi li propone o di�chi appartiene al medesimo ambiente culturale, ma che agli altri�appaiono per lo più convenzionali. Si può indicare lo stesso obiettivo�magico anche con due o più simboli anagogici, ad es. un mantra�sanscrito ed un’iscrizione runica possono benissimo avere il medesimo�obiettivo magico.